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Nuovi scenari inquietanti all’orizzonte.

Io mi rifiuto di sopravvivere: voglio vivere. Come salvaguardarsi dalla dittatura.

(…) Il braccio di ferro è dovunque. Io li chiamo banalmente falchi e colombe, tanto per intenderci: all’interno della Chiesa, della magistratura, della Confindustria, dei sindacati, dell’esercito, dei partiti tradizionali, della massoneria. Dovunque e comunque fanno il braccio di ferro le due entità contrapposte: chi vuole un mondo libero a misura d’uomo e quindi molteplice, multiforme, poli-etnico e complesso, e chi lo vuole asservito e silente, unìvoco, piatto, dedito al lavoro per arricchire una ristrettissima oligarchia di individui che si ritiene superiore al resto della specie umana. E’ per l’appunto ciò che viene definito sotto il termine di DITTATURA:

In questa fase, noi italiani siamo favoriti. Alcuni aspetti del nostro becerume genetico ci consentono chicche inattese. Tipo: il governo dei tecnici professori.
Anche un bambino, oggi, comprende e si rende conto che, in verità –e nella migliore delle ipotesi- si tratta di un’accozzaglia di spocchiosi raccomandati che non hanno la benché minima idea né di che cosa stanno facendo né di che cosa stanno dicendo quando parlano. L’aspetto positivo consiste nel fatto che la loro totale insipienza ci permette di comprendere quale sia il teatro e dove si annidano i falchi e che cosa, in verità stanno combinando.
Non vi è alcun dubbio che Mario Monti sia un disastro per il paese. Purtroppo ce lo toglieranno molto presto. Perché è un disastro per il paese ma è diventato un disastro e un colossale flop anche per i falchi che lo hanno messo al governo. La sua scempiaggine dà troppe informazioni. Per il momento gli italiani ancora non se ne sono accorti in massa, perché abituati dal berlusconismo a non pensare, a non ragionare, a non elaborare e soprattutto a non avere memoria, neppure quella breve e brevissima. Faccio un esempio: “Grazie al decreto salva-Italia, grazie alla rivoluzionaria riforma del lavoro che presto vareremo con il totale consenso tra le parti sociali, già applaudita in diversi luoghi internazionali dove la nostra credibilità è stata ristabilita, l’Italia si avvierà verso una poderosa e impressionante ripresa e potremmo anche arrivare a un +10% del pil”. Dichiarazione in conferenza stampa in data 22 dicembre 2011. Il dato reale è che il pil è -2,2%. Ma nessuno se lo ricorda più che lui l’ha detto, e tantomeno nessuno GLIELO RICORDA. Questo è parte del teatro di guerra. Spiega (a chi vuole capire) che se un banale contabile può presiedere l’esecutivo sostenendo scempiaggini inaudite che qualsivoglia studente di economia al secondo anno è in grado di scardinare con due paginette ben congegnate, allora vuol dire che il POTERE VERO, ovverossia: coloro che davvero governano, sta da un’altra parte. Se il ragionier Mario Monti davvero fosse il vero capo di governo, l’Italia oggi starebbe affondando. Lui era semplicemente il “perfetto pupazzone” da sostituire a quell’altro capolavoro del suo squallido predecessore, divenuto a un certo punto contro-producente. E’ stata l’idea di un bambino, davvero infantile. Via i mafiosoni e le belle donne, via le orge a palazzo, adesso ci mettiamo il preside mitomane circondato da figure materne autoritarie tipo maestrine elementari, e siccome gli italiani sono bambini rimbecilliti, alla fine staranno buoni buoni a sedere sul banco a fare i còmpiti. Lì per lì è servito.
Ma qualcosa è andato storto.
Non sono in grado di poter fornire notizie oggettive  e prove inoppugnabili relative all’entità poderosa dello scontro tra Monti & co. e i suoi datori di lavoro (i falchi iper-liberisti); se le avessi in mano, farei la scelta di Assange, mi rifugerei in un bunker da qualche parte e comincerei a pubblicarle tutte in rete. Non ho, quindi, né notizie né prove. Mi dispiace deludere chi mi sopravvaluta.
Ve la regalo, perciò, come una mia semplice opinione personale che vale quel che vale.
Nasce dall’analisi, dallo studio e dallo scambio di opinioni con altri combattenti democratici sparsi in giro per il mondo, che ogni giorno seguono la borsa, l’economia, i discorsi e gli incontri ufficiali (e qualche volta meno ufficiali) dei potenti e confrontiamo –molto spesso insieme- circa 250 quotidiani occidentali per decifrare e selezionare ciò che vogliono dirci.
A mio modesto parere, Mario Monti è stato già licenziato.
Il che, non è una buona notizia. Perché se il suo sostituto è più bravo di lui (ci vuole poco) più accorto, più abile, più sofisticato, sarà molto più difficile e complicato riuscire a smascherare le mosse. Sbugiardare Mario Monti quotidianamente è oramai impietoso. Non è quindi possibile che lui prosegua nella sua attività. Il suo còmpito che doveva durare all’incirca un anno e mezzo è smaccatamente naufragato ed è andato a sbattere contro l’inevitabile scoglio del suo Ego immenso e del suo fragilissimo Io, come si conviene a tutte le personalità narcisistiche prive di pulsione etica.
L’8 gennaio del 2012, Mario Monti va a Londra. Le cose vanno male, molto male in quel momento. Da fonte certa sappiamo che si incontra con il governatore della Banca d’Inghilterra, con il responsabile di Goldman Sachs in Europa, e con alcuni maestri venerabili di logge massoniche inglesi con i quali strappa un accordo: garantisce la svendita di gioielli nazionali attraverso abili dismissioni, l’incorporazione e l’ingresso attraverso la ricapitalizzazione di banche italiane dentro fondi a rischio sotto l’ombrello di Black Hawk investment garantito dalla Royal Bank of Scotland e da Goldman Sachs che ne è il custode. In cambio, ottiene la promessa che la finanza inglese abbatterà lo spread tra i bpt italiani e quelli tedeschi portandolo da 420 a 195 e provvederà affinchè il pacchetto di controllo di Unicredit finisca nelle mani degli arabi che investono a Londra e BancaIntesa finisca nelle mani di un colosso finanziario anglo-tedesco.  Come garanzia mette a disposizione diverse tonnellate d’oro della riserva strategica nazionale. Torna a casa tutto contento e presenta dei conti stabiliti su quelle decisioni. Previsione di Monti: al 30 marzo 2012 lo spread sarà intorno a 220, Unicredit in borsa varrà all’incirca 5,5 euro e BancaIntesa intorno ai 2 euro. Le banche italiane riceveranno soldi dalla Bce che investiranno una parte in bpt nazionali e l’altra nei fondi derivati suggeriti dagli inglesi. Dopo una ventina di giorni va in Usa dove vede gli omologhi americani. Si presenta come l’ago della bilancia europea e garantisce agli americani che fungerà da ammortizzatore in funzione anti-Merkel smontando l’asse tedesco anti-Obama. Torna a casa tutto contento, con la truppa mediatica asservita che esalta il grande condottiero.
Passano quarantadue giorni.
Lì avviene qualcosa che io ignoro. Gente molto più abile di me (diversi blogger indipendenti in Usa, Sudamerica e Australia) sta tentando di aver accesso a informazioni specifiche e garantite per capire con esattezza che cosa sia accaduto.
Qualcosa, infatti, è avvenuto. Ancora non sappiamo che cosa.
Mario Monti litiga con tutti. Ma non si sa perché.
Gli inglesi sono imbufaliti. Gli americani lo detestano. E da dieci giorni è entrato in rotta di collisione anche con la Francia e con il Fondo Monetario Internazionale.
L’Italia è di nuovo drammaticamente isolata.
Invece che finire a 200, lo spread sale a 400.
Unicredit, invece di volare con il vento di poppa crolla ai minimi storici, idem BancaIntesa.
Tutti i dati macro-economici presentati come previsione a tre mesi dal governo in data 15 giugno 2012 si rivelano sbagliati clamorosamente.
Corrado Passera inizia a fare dichiarazioni opposte e contraddittorie a quelle di Monti.
Mario Monti corre in Cina a metterci una pezza e lì si inventa l’applauso di Obama rischiando un grave incidente diplomatico. Da quel momento in poi tutti gli indici economici italiani virano in assoluto negativo e cambia di 180 gradi la comunicazione ufficiale da parte della BCE, del Fondo Monetario Internazionale, del Wall Street Journal, del Financial Times, di Asia Times, rispetto al nostro paese. Come mai? Che cosa è successo?
Non lo so.
So però che cosa sta accadendo in Italia.
Stanno costruendo un nuovo partito che avrà la denominazione di Partito Nazionale e che sondaggi preliminari privati danno come primo partito alle elezioni. Sarebbe una creatura di Pierferdinando Casini. Nascerebbe e si svilupperebbe dalle ceneri dell’Udc che si scioglie e avrebbe come proprio leader Corrado Passera, ormai identificato come l’anti-Monti. Diversi brandelli di PDL e di PD confluirebbero dentro per garantire la tenuta della nazione. Il tutto accelerato dal peggioramento quotidiano della situazione economica italiana. In questo momento, Monti non ha più l’appoggio di nessuno dei rappresentanti europei che l’ha sostenuto fino al 20 febbraio 2012. Non so che cosa abbia combinato. Si è giocato tutto il credito in meno di quattro mesi. E’ sostenuto soltanto dal PDL e dal PD, un po’ poco, data la situazione fragile del nostro paese. Perché il nuovo partito andrebbe contro Berlusconi e contro la Lega sostituendosi definitivamente ad entrambi.
Dal sultanato orgiastico-padano, nella sua variante italiota di malaffare, corruzione e corna (metaforiche sporcaccione e di plastica ai festival di Pontida) si passerebbe a una formazione presentabile e inappuntabile, molto dura. Per la serie: poche storie e poche proteste, o accettate questo o vi arrangiate.
Così lo presenta il quotidiano Il Giornale, in data 18 aprile, a firma Andrea Indini, imbufalito perché Mediaset. Mediolanum & co. stanno colando a picco:
E in questo nuovo partito, ci sarà anche l’attuale ministro allo Sviluppo economico Corrado Passera? “E chi lo sa…”, ha ribattuto Casini consapevole di scatenare così una grande curiosità ma anche allarme in alcuni settori della politica. A stretto giro è infatti arrivata la preoccupata reazione del Pdl che ha affidato a Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, il compito di “smontare” il nuovo progetto centrista. “Le dichiarazioni di Pier Ferdinando Casini sono azzardate se non addirittura gravi e pericolose per il futuro del governo Monti”, ha attaccato Lupi spiegando che se i ministri dell’attuale esecutivo sarebbero già pronti a entrare in un partito, il governo non sarebbe più formato esclusivamente da tecnici. “E non mi sembra una buona notizia”, ha chiosato Lupi. A Radio Anch’io, il leader del Pd Pier Luigi Bersani ha, invece, messo le mani avanti assicurando che “se i tecnici vorranno fare outing saranno i benvenuti da ogni lato”. “Non credo – ha concluso Bersani – che perderanno competenza se diventano un po’ politici”.
Insomma, Casini ha gettato il sasso nello stagno. Senza entrare troppo nell’argomento, il leader dell’Udc ha lasciato intendere che i lavori per la nuova formazione sono già a buon punto. Il Partito della Nazione dovrebbe essere in pista per le politiche perché “c’è bisogno di un nuovo soggetto”. E le elezioni del 2013 saranno il banco di prova. “Penso che ci saranno novità nelle prossime ore”, ha detto Casini dosando le informazioni. “Già dei gesti ci sono stati all’interno dell’Udc – ha continuato – e noi dell’Udc e del terzo Polo siamo convinti che c’è bisogno di un nuovo soggetto politico, una cosa diversa che metta insieme tecnici e politici, sindacalisti intelligenti e imprenditori illuminati”.
Questo partito si presenterebbe come una organizzazione politica compatta, alla quale finirebbero per aderire Rutelli & co., Fini & co. anti-berlusconiani del PDL e leghisti furibondi fuoriusciti (così si chiudono tutte le vertenze legali dei loro rispettivi partiti) che piace all’opus dei, alla finanza vaticana, ai tedeschi, molto di meno agli anglo-americani che sono titubanti. Soprattutto gli inglesi, estremamente cauti in questo momento.
Perché tutti questi signori che amano questi minuetti a tavolino, forse stanno facendo i conti senza l’oste.
In Gran Bretagna (massimo indice di numero di indigenti e di povertà mai raggiunto dal 1946) gli ultimi sondaggi rivelano che David Cameron non piace a nessuno e i laburisti stanno dilagando in tutti i municipi locali delle diverse contee del Regno. In Francia, è molto probabile che Hollande riesca a farcela il 6 maggio. E lì si apre una nuova potenziale partita del braccio di ferro.
Perché tutta questa gente si sente molto sicura e pensa di seguitare a portare avanti i propri disegni senza neppure prendere in considerazione l’idea che esistono i popoli, le nazioni, le etnie, le persone. Io, invece, ci credo. Ci ho sempre creduto e seguito a crederci.
Le dittature sono sempre state costruite dall’alto, ma hanno sempre fiorito trovando terreno fertile dal basso e da lì hanno trovato impulso, sostegno e consenso. Se dal basso non arriva il sostegno popolare, le dittature non decollano.
Non esiste nessuna speculazione in corso. E’ tutto falso.
La cosiddetta speculazione è una invenzione mediatica.
Il mercato senza controllo collettivo e statale, per definizione è speculativo.
Lo era quando andava bene ( e i gonzi applaudivano pensando che fare soldi facili è elementare) lo è nello stesso identico modo quando va male.
La realtà è che le scelte iper-liberiste della BCE e del duo Merkozy non funzionano. E il capitalismo, per produrre ricchezza (e quindi profitto) ha bisogno dei due pilastri fondamentali sui quali si poggia: efficacia ed efficienza. Oche chiacchiere.
“Siamo ormai arrivati alla stretta finale. La ricetta tedesca affonderà definitivamente l’Europa, sembra incredibile essere testimoni del suicidio di una civiltà senza che la gente se ne renda conto”. Così il nobel per l’economia Paul Krugman (una colomba)  lunedì scorso commentava ciò che sta accadendo. Da noi: silenzio. (…)

Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it

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Categorie:Economia, Politica
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