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MMT RISPONDE ALL’IPERINFLAZIONE (I-II-III parte)

WEIMAR e ZIMBABWE – Randall Wray risponde a chi accusa la MMT di preparare l’iperinflazione. – PARTE 1

di Randall Wray

Nel post della settima scorsa ho risposto alla critica mossa alla MMT da Paul Krugman, che mette in discussione il fatto che un governo sovrano che emette la sua moneta con cambio fluttuante non può trovarsi in condizioni di insolvenza – il che significa che non può essere forzato a un default involontario su un debito contratto nella propria valuta.
La sua critica in realtà è fondata su un malinteso riguardo dettagli operativi – come lavorano le banche, come realmente spenda il Governo Federale, e il ruolo giocato dalla Fed nel far sì che queste operazioni filino lisce. Non riprenderò questi punti, qui.
Vediamo l’argomento secondo cui se un governo opera secondo le linee MMT, allora ci troviamo sull’orlo di una rovinosa iperinflazione. Senz’altro gli Austriaci hanno sostenuto in lungo e in largo che tutti i regimi di moneta “fiat” siano soggetti a questi pericoli, anche quelli che non seguono le raccomandazioni MMT. Le raccomandazioni MMT sono comunemente accusate di promuovere politiche che ricreano le esperienze iperinflazionistiche di Weimar e Zimbabwe. Si suppone che queste siano state causate da governi che hanno fatto ricorso alla stampa di moneta per finanziare deficit rigogliosi – incrementando l’offerta di moneta in misura tale che l’inflazione ha accelerato fino a dimensioni monumentali.

E’ estremamente facile solleticare il pubblico con grafici come il seguente, che illustra il deprezzamento rapido delle banconote di Weimar in rapporto al valore dell’oro:

O con una immagine di una banconota dello Zimbabwe, con il suo numero record di zeri (one hundred trillion dollars):

Nessuno qui vuole difendere l’elevata inflazione, e ancor meno l’iperinflazione. Nel suo studio del 1956 Phillip Cagan ha definito l’iperinflazione come inflazione con un tasso di oltre il 50% mensile. Chiaramente gli “zeri” crescono rapidamente in questo contesto, e la vita economica ne risulta demolita.

La più popolare spiegazione dell’iperinflazione è la teoria Monetarista della quantità di moneta: il governo stampa troppo, causando l’incremento dei prezzi. Tuttavia, al salire dei prezzi, aumenta la velocità di circolazione della moneta – nessuno vuole tenerla a lungo, visto che il suo valore crolla rapidamente. I salari vengono richiesti in pagamento con cadenza quotidiana, così da far sì che ogni giorno sia speso il reddito incassato, in quanto il giorno successivo avrà un valore inferiore. Ciò significa che anche se l’offerta di moneta si sviluppa di pari passo con la rapidità con cui il governo stampa moneta, non riesce a star dietro alla crescita dei prezzi. E quanto più i prezzi crescono rapidamente, tanto più aumenta la velocità di circolazione – alla fine arriverai a domandare di essere pagato con paga oraria, ogni ora, e correrai ai negozi all’ora di pranzo perché all’ora di cena i prezzi saranno già aumentati.

In sostanza, questa spiegazione di Cagan, essendo una versione semplificata della teoria della quantità non ha centrato i dati: se i prezzi crescono così tanto più rapidamente dell’offerta di moneta, come possiamo arrivare alla conclusione che l’iperinflazione è causata da “troppa moneta per troppo pochi beni”? Per renderla congruente con i fatti dell’esperienza concreta, la teoria quantitativa fu rivista per arrivare a dire che in un contesto di elevata inflazione, il postulato della vecchia teoria quantitativa secondo cui la velocità è stabile (che è necessario per mantenere un collegamento diretto tra moneta e prezzi) non funziona più.

Così, a braccetto con la rivisitazione della teoria quantitativa, possiamo ancora proclamare che un’elevata e addirittura “iper” inflazione è risultante da troppa moneta anche se la velocità non è stabile (cresce quanto più la crescita di moneta sta dietro all’inflazione). E siccome i Monetaristi affermano che il governo controlla l’offerta di moneta, l’inflazione deve essere imputata alla politica del governo. Si aggiunga a questo l’osservazione che nei periodi di iperinflazione l’offerta di moneta governativa (banconote) cresce rapidamente (con l’aggiunta di zeri). Inoltre, il governo va in deficit come si rende conto che la capacità di tassazione non può star dietro a quanto sta spendendo, così stampa freneticamente moneta per colmare la differenza, e la aggiunge alla “troppa moneta circolante per troppo pochi beni”

Così la maggior responsabilità per l’iperinflazione ricade sul governo che stampa per finanziare il deficit (tu puoi vedere il parallelo con USA, UK, Giappone oggi – grossi deficit che riempiono banche di riserve, che presumibilmente possono essere usate per pompare offerta di moneta e prezzi)
La soluzione? Legare le mani del governo. Nei giorni andati, l’oro poteva servire come àncora (e senz’altro i fanatici dell’oro della scuola Austriaca vorrebbero tornare a quel bel tempo andato). Oggi ciò di cui abbiamo bisogno è la disciplina, sotto forma di previsioni di budget, limiti di indebitamento, o per le “colombe” del deficit come Paul Krugman, un impegno “alla fine” a rientrare dal deficit spending una volta che la ripresa economica è stata avviata.

Scusate, è un’introduzione lunga per il blog di oggi. Come al solito, vi prego di discostarvi dalla saggezza dei luoghi comuni. Io non accetto questi ragionamenti. Facciamo un grande balzo in avanti verso una saggezza alternativa, basata sulla MMT.

Vorrei fissare 3 punti:

1) Quando la MMT dice che il governo spende “pigiando tasti”, questa è una descrizione, non una prescrizione. Se i critici fossero nel giusto dicendo che la spesa governativa fatta stampando moneta necessariamente porta all’iperinflazione, allora le nazioni più sviluppate dovrebbero avere perenne iperinflazione. Perché noi tutti spendiamo “pigiando tasti”. E tutti i governi che emettono la propria moneta devono spenderla prima di poterla riacquisire tramite le tasse (o vendita di buoni del tesoro), nessuno può crearla. Non c’è modalità alternativa di spesa per questi governi – fino ad ora essi non hanno sperimentato casi di iperinflazione (punto da dimostrare). Ciò che dobbiamo analizzare nei casi come Weimar o Zimbabwe (o indietro nel tempo nell’America) ci spiega molto della connessione fra “stampare moneta” e iperinflazione. La connessione causale non può essere trovata qui.

2) Le iperinflazioni sono causate da circostanze piuttosto specifiche, sebbene ci siano alcune caratteristiche condivise fra paesi e regimi monetari che la vivono. Io non pretenderò di aver raggiunto la comprensione totale delle cause dell’iperinflazione – ma la spiegazione monetarista non ha quasi legame con l’esperienza concreta. C’è un’alternativa ragionevole. Ci concentreremo su 3 casi ben noti da un punto di vista alternativo.

3) Non c’è niente nell’attuale prospettiva futura di USA, (o UK o Giappone) che possa condurre ad aspettarsi alta inflazione, men che meno iperinflazione.

Avvio il primo punto nel blog di oggi. La settimana prossima parlerò del secondo e terzo punto. La maggior parte dei critici della MMT e della moneta fiat in genere immaginano un passato nel quale la moneta era ancorata saldamente a un bene come l’oro, che limitava la capacità di governi e banche di creare moneta dal nulla. Il miglior esempio era la moneta di metallo prezioso che si supponeva dare un “valore reale” alla moneta del governo, e obbligava il governo ad accaparrarsi oro se voleva spendere. Un gold standard rigido con il 100% di oro a copertura delle banconote emesse (da governo o banche) otteneva il medesimo scopo.

La realtà era abbastanza differente, ad ogni modo. Ovviamente non posso presentare una storia della moneta qui. Vedete per cortesia il capitolo 12 e 13 del Blog nel Modern Money Primer, per una critica della storia della moneta. Mettiamola così, oro e argento erano il “Io Ti Devo” del Sovrano, che era registrato su metallo (piuttosto che su carta o bilanci informatizzati). In realtà le monete di solito circolavano non secondo il valore del metallo, ma con un valore nominale proclamato dal sovrano (questo è detto “nominalismo” – il sovrano stabilisce il valore nominale con un editto, esattamente come oggi le monetine che valgono 1 cent). E il loro valore non era necessariamente stabile: i governi svalutavano la moneta con il “deprezzamento della moneta” (annunciando che sarebbe stata accettata al 50% del valore precedente nei pagamenti verso il governo). Inoltre la declassavano mediante la riduzione del contenuto metallico – cosa che non necessariamente cambiava il valore nominale, ad ogni modo. Sicuramente, ci sono casi di coniatura relativamente stabile e prezzi stabili per lunghi periodi di tempo, ma questi sono associati a governi forti e stabili che hanno adottato un rigido “nominalismo” piuttosto che  il “metallismo” (il principio secondo cui una moneta dovrebbe essere accettata al valore determinato dal suo contenuto metallico).

Effettivamente, i periodi più instabili per la moneta sono coincisi con Re deboli che facevano ricorso alla “tosatura” del metallo prezioso dalla moneta (per ottenere lingotti), pur rifiutando in pagamento le monete alleggerite. Questo creò la dinamica della “legge di Gresham” (la moneta cattiva caccia quella buona, ndt), costringendo tutti a pesare le monete, accettando in pagamento le monete pesanti e cercando al contrario di effettuare i pagamenti con monete leggere. Una vera strage monetaria (vedi il mio Blog cap. 12 e 13). Questo alla fine fu risolto ricorrendo al nominalismo, coniando solo su una base metallica e distruggendo il business della “tosatura”.

Inoltre, il gold standard non operava secondo le modalità immaginate dai fanatici dell’oro dei nostri giorni. Anzitutto, gli Stati adottavano ed abbandonavano il regime aureo. Quando arrivava una crisi, dovevano abbandonare l’oro. Con la ripresa, lo riadottavano, fino a che, un’ulteriore crisi, insieme ai limiti entro cui li costringeva l’oro li obbligavano a fuoriuscirne di nuovo. Piuttosto che contribuire alla stabilità monetaria, il gold standard destabilizzava l’economia.

Secondo punto, nessuno in realtà rispettava le regole. Era sempre troppo forte la tentazione di usare l’oro in leva, per emettere più banconote (IoTiDevo) di quelle che si sarebbero potute realmente convertire (addirittura lo stesso Milton Friedman lo ha ammesso, ed è il motivo per cui lui osservava che mentre un gold standard potrebbe essere un sistema ideale in teoria, in pratica non funziona).

Terzo, i periodi di relativa stabilità – Bretton Woods dopo la seconda guerra mondiale, o la pax britannica precedente la prima guerra mondiale – furono in realtà “dollar-standard” e “sterlina-standard”, rispettivamente. In ogni caso, la nazione dominante stabiliva il proprio legame tra valuta e oro detenuto come collaterale, e le altre nazioni fissavano il loro tasso di cambio rispetto alla valuta dominante. In realtà consisteva in un programma di “cuscinetto” di riserve auree (erano fissati livelli massimi e minimi di prezzo per l’oro), col commercio internazionale che in effetti avveniva prima in pounds, e più tardi in dollari ( e l’oro di Bretton Woods requisito al sicuro a Fort Knox).

Le condizioni per la stabilità erano difficili da mantenere – motivo per cui nessun sistema è durato a lungo. Dopo la prima guerra mondiale il sistema basato sulla sterlina non poté essere nuovamente istituito, e fra l’altro pose le condizioni per Weimar (che discuteremo la settimana prossima) e alla fine Hitler. Il sistema di Bretton Woods collassò nei primi anni ’70, una generazione dopo. In entrambi i casi, il collasso di questi sistemi a cambio fisso portò a turbolenze internazionali.

E questa è in genere la conclusione finale della maggior parte di tentativi di ancorare una valuta a una sorta di tasso di cambio fisso (che sia l’oro o una valuta straniera): funziona fino a che non si schianta.

I fanatici dell’oro e gli aficionados del regime di cambio fisso sono nel giusto sul fatto che un paese che sta sperimentando un’alta inflazione può domarla rapidamente adottando uno stretto standard esterno. Lo ha fatto l’Argentina. Ma ciò ha creato due problemi: la maggior parte dei paesi non riesce a guadagnare sufficiente valuta estera per provvedere alle proprie politiche fiscali necessarie per tenere florida l’economia

In secondo luogo, non c’è una facile via d’uscita dal regime di cambio fisso una volta riconosciuto che lo spazio della politica fiscale è annientato e che si materializzano problemi di sviluppo interno assente e disoccupazione crescente. L’Argentina ha vissuto un attacco speculativo sulle sue riserve in dollari (nonostante la politica fiscale fosse abbastanza equilibrata, la disoccupazione era elevata, e lo sviluppo era annientato – causando i dubbi dei mercati sulla sua capacità di convertire la moneta) ed ha colto quindi l’occasione di una crisi per sganciarsi dal dollaro. Una volta fatto, rapidamente ha ripristinato un trend di sviluppo economico con lo spazio fiscale resosi disponibile  grazie al ritorno alla propria valuta.

E questo ci porta a parlare di “come realmente spendono i governi”. Ogni governo che emette la propria moneta spende “premendo tasti” – accreditando il conto del ricevente e simultaneamente accreditando le riserve della banca del ricevente (Potrebbe stampare moneta e fare i pagamenti in questo modo – ma gli effetti sarebbero gli stessi perché i riceventi creerebbero depositi nelle banche, che riceverebbero i crediti nelle loro riserve). Ripeto,questa NON E’ UNA PROPOSTA. QUESTA E’ LA REALTÀ. Non c’è altro modo. Tu non puoi stampare dollari nella tua cantina. Il Governo deve “pigiare i tasti” per crearli prima che tu possa pagare le tasse o acquistare titoli di stato.

Ci può essere qualche procedura operativa complessa che coinvolge in particolare le banche private così come alcuni passaggi intermedi riguardanti la banca centrale e i conti delle banche del Tesoro, ma alla fine il risultato è sempre il medesimo: i conti delle banche vengono accreditati e la banca ottiene riserve. Di solito il Tesoro allora vende bond per far si che le banche guadagnino interessi più elevati di quelli che esse ricevono sulle riserve (vedete la discussione nella seconda parte)

In un sistema di cambio fluttuante la storia finisce qua. Le banche possono usare le loro riserve per acquistare titoli di stato; i depositanti possono domandare contante (nel qual caso la banca centrale lo consegna alle banche mentre contestualmente lo addebita alle riserve delle banche stesse). Ma nessuno può’ cambiare gli IoTiDevo del Governo con oro o valuta straniera a un tasso di cambio fisso. Non c’è limite di disponibilità; non c’è vincolo di valuta straniera o di oro. Il Governo può soddisfare tutte le richieste di conversione in contanti; può inoltre pagare tutti gli interessi dovuti semplicemente “pigiando tasti” ulteriormente.

Tuttavia in un regime di cambio fisso, gli IOU (IoTiDevo) della banca centrale e del tesoro devono essere convertiti in valuta straniera (o oro). E per tale ragione, un governo prudente deve limitare il suo “schiacciare i tasti”. Il governo infatti può’ finire a secco di valuta estera o oro. Può essere forzato al default  per l’incapacità di rispettare la promessa di convertibilità della valuta emessa. E questo vale come “default sul debito”, senz’altro.

La sua affidabilità è chiamata in causa dai mercati quando essi dubitano che sia in grado di rispettare la convertibilità al tasso prefissato. L’imprudenza è mortale. La Storia è senz’altro costellata di governi imprudenti, quelli che emettono troppi IoTiDevo relativamente alle riserve promesse per la convertibilità su richiesta.

Il tasso fluttuante rende disponibile uno spazio di politica economica che può essere usato dai governi prudenti per perseguire scopi di politica interna con un grande grado di libertà. La Storia, anche qui, è piena di esempi di governi imprudenti. NON C’E’ SOSTITUTO DI UN BUON GOVERNO. Ancora, è curioso che eccetto gli sconfitti della seconda guerra mondiale. (più Polonia e Russia, che erano dalla parte dei vincitori ma ugualmente persero la guerra, come si usa dire) non ci sono casi di paesi capitalisti occidentali nominalmente democratici che hanno sperimentato iperinflazione nel secolo scorso. E se noi limitiamo il nostro set di dati a quelli a valuta fluttuante, non ce ne sono stati neanche con crisi del tasso di cambio.

Abbastanza buffo, no? Solo i paesi con tasso di cambio fisso o altre promesse di convertibilità verso valuta straniera o oro (come i debiti contratti in valuta straniera) sembrano avere avuto iperinflazione e crisi valutarie. E questo sembra sempre legato all’imprudente espansione di questi IoTiDevo rispetto alla capacità di consegnare la valuta straniera o l’oro.

L’idea che il cambio fisso garantisca prudenza sembra essere un concetto folle. Il cambio fisso fa da apripista alla possibilità di crisi valutarie e involontari default, nella pia speranza che i governi siano prudenti. Sfortunatamente, i governi a cambio fisso adottano più spesso la preghiera di Sant’Agostino: “Signore, fa che io sia prudente, ma non adesso”.

Lungi dall’assicurare prudenza e protezione dall’elevata inflazione, quando il governo sovrano promette la convertibilità in valuta straniera espone la nazione ai rischi iperinflazioni della Repubblica di Weimar, come vedremo la prossima settimana.

Per concludere. Non è vero che il cambio fisso elimina il rischio di crisi di cambio e iperinflazione, perché i governi sovrani non necessariamente sono prudenti.

E anche se lo sono, non necessariamente lo sono le loro banche (Pensa all’Irlanda! Mentre il governo era un esempio in tema di prudenza finanziaria, le sue banche hanno emesso prestiti in valuta estera, fino a che i buoi non sono tornati alla stalla. Quando i mutuatari hanno fatto default, il governo Irlandese si è fatto carico di tutto il debito in valuta estera – abbastanza imprudente!)
Inoltre, non è vero che il tasso fluttuante per forza conduce all’iperinflazione. Se fosse vero, noi avremmo dovuto avere una perenne iperinflazione.

In conclusione, non è vero che la capacità di “stampare moneta” attraverso il semplice “pigiare tasti” conduca all’iperinflazione. Tutti i governi sovrani che emettono la loro propria moneta spendono “pigiando tasti” . Anche se promettono di convertire a un tasso di cambio fisso, ugualmente spendono pigiando tasti. Se il pigiare tasti inevitabilmente conducesse all’iperinflazione, noi dovremmo avere perenne iperinflazione. Ma non la abbiamo. Le iperinflazioni sono esiti inusuali. La settimana prossima li analizzeremo. E daremo uno sguardo all’ipotesi ventilata da chi prospetta una “iperinflazione” per gli USA.

Fonte:
Zimbabwe! Weimar Republic! How Modern Money Theory Replies to Hyperinflation Hyperventilators (Part 1)
Traduzione a cura di Daniele Basciu.

WEIMAR e ZIMBABWE – Randall Wray risponde a chi accusa la MMT di preparare l’iperinflazione. – PARTE 2

Articolo di Randall Wray, traduzione di Daniele Basciu

La settimana scorsa abbiamo iniziato una serie di 3 parti sulle risposte della MMT ai critici che argomentano che un governo che segue i principi della MMT genererà necessariamente iperinflazione.

Ho spiegato che la MMT dice che il governo spende premendo dei tasti, che questa è una descrizione, non una prescrizione. Se fossero nel giusto i critici che sostengono che il governo che spende “premendo tasti” necessariamente conduce all’iperinflazione, allora le nazioni più sviluppate dovrebbero essere in perenne iperinflazione. Perchè tutti noi spendiamo “pigiando tasti”. E tutti i Governi che emettono la propria valuta debbono spenderla prima che possa essere raccolta con la tassazione (o emissione di buoni) – nessun altro puo’crearla. Per cui , il governo spende sempre, essenzialmente, “stampando moneta” (emettendo elettronicamente flussi sui bilanci) – nessuno può creare la moneta che è usata per pagare le tasse o acquistare i buoni governativi.

E, ancora, alta inflazione e iperinflazione sono eventi rari. Io inoltre o indirizzato l’attenzione sul fatto che ritornare alla “vera moneta” basata sull’oro è un fraintendimento sul reale funzionamento del gold standard. Le monete d’oro sono realmente monete governative “fiat” in cui il IoTiDevo del governo è stampato su una moneta contenente alcuni metalli preziosi. Inoltre, i lingotti d’oro non sono stati realmente utilizzati come base per le monete internazionali, dal momento che prima della Seconda Guerra Mondiale il sistema di pagamenti internazionale era basato sulla sterlina, mentre il sistema di Bretton Woods era basato sul dollaro. In ogni caso, la nazione emittente la valuta di riserva internazionale (prima il pound poi il dollaro) fissava il prezzo dell’oro, e i pagamenti erano fatti in pound e dollari, rispettivamente.

Inoltre, lungi dal provvedere stabilità ai sistemi nazionali e internazionali, il gold standard operava più come gli odierni sistemi di cambio a tasso fisso basati sull’aggancio al dollaro o basati su un accordo del comitato valutario. Questi non solo soffrono di inflazione e a volte deflazione, ma inoltre sono esposti a crisi del tasso di cambio, che tipicamente conducono a sganciare la valuta dal tasso fisso. E’ nata una mitologia sorta sul gold standard decisamente deviante rispetto alla realtà. Entrambi i sistemi basati su dollaro e sterlina si sono rotti quando l’emittente della valuta di riserva internazionale ha abbandonato il compito di fissare il gold-price. Mentre in teoria il gold standard potrebbe funzionare, in pratica non funziona – così come i regimi di cambio o altri sistemi a tasso fisso.

Infine, ho brevemente esaminato la popolare teoria monetarista dell’iperinflazione, sviluppata da Cagan. Friedman ha affermato che l’inflazione è “sempre e ovunque un fenomeno monetario”, con l’incremento dei prezzi supposto come strettamente correlato all’eccessiva crescita dell’offerta di moneta. Ad ogni modo, nell’iperinflazione i prezzi crescono veramente molto più velocemente della crescita della moneta – così Cagan ha supposto che accada perchè la domanda di moneta collassa (la velocità della moneta accelera) così che nessuno vuole mantenere la moneta che rapidamente si schianta come valore. Tale eccesso di moneta ha un colpevole; e siccome si suppone che il governo controlli l’offerta di moneta, dev’essere colpa del governo. Questa ipotesi è ulteriormente supportata dall’osservazione che in iperinflazione i deficit governativi tendono a salire.

La prossima settimana guarderemo alla prospettiva di alta inflazione o addirittura iperinflazione negli USA (e di conseguenza in UK, Giappone, e altri paesi con alto debito pubblico e tasso di cambio flottante). Questa settimana guardiamo agli esempi storici dei periodi di iperinflazione. Le iperinflazioni sono causate da circostanze abbastanza specifiche, sebbene ci sono alcuni caratteri comuni e condivisi di paesi e regimi monetari che sperimentano iperinflazione. La semplice spiegazione Monetarista non fa chiarezza sulla realtà.

Primo, a ogni modo, è importante esaminare la relazione tra deficit di bilancio e alta o iper inflazione. Quando Luiz Carlos Bresser Pereira era ministro delle finanze durante un periodo di alta inflazione lui predispose una perspicace analisi d’alternativa. In un senso importante, le tassazioni sono “tarate sul passato”, basate sulle performance economiche passate. Le tasse sul reddito, ad esempio, sono calcolate e riscosse su un intervallo temporale piuttosto lungo. Anche le tasse sulla vendita sono riscosse con un certo ritardo. Quando l’inflazione viaggia al 2% annuo, il ritardo non ha molta importanza, ma se l’inflazione viaggia al 10% o 50% mensile, anche un piccolo ritardo fa una grossa differenza. La spesa del Governo è più contemporanea, contestuale – come i prezzi salgono, il Governo spende di più.

Senz’altro, questo effetto dipenderà dall’indicizzazione – quanto spesso  gli incrementi di salari, prezzi e  pagamenti aumentano al crescere dei prezzi. In paesi come il Brasile, con alta inflazione, il periodo per l’indicizzazione tende a crollare – cosi’ che la spesa governativa sale altrettanto rapidamente che l’inflazione. Con la tassazione che si adegua più lentamente, si crea il debito pubblico.

Senz’altro, anche l’indicizzazione tende a sviluppare un’inflazione “inerziale” (la spirale dei salari si crea come la crescita dei prezzi scatena l’incremento dei salari che inducono le imprese ad aumentare i prezzi per coprire i costi.)

Bresser realizzo’ che il modo di ridurre la crescita del deficit e tagliare l’inflazione era da ricercare nell’indicizzazione. Anche se è penoso, se il governo puo’ posticipare l’incremento dei salari, sussidi welfare e prezzi pagati dal governo, esso può ridurre la pressione inflattiva e allo stesso tempo ridurre il deficit di bilancio

Il punto importante da notare, a ogni modo, è che i deficit di bilancio sono da considerare un effetto, non una causa dell’inflazione. Ancora, è vero che se il governo riduce il suo deficit (eliminando l’indicizzazione, ad esempio), ridurrà la pressione inflattiva. Per essere sicuro, può ottenere lo stesso risultato attraverso aumenti draconiani della tassazione. Notare che anche questa raccomandazione di politica fiscale non è incongruente con la prospettiva convenzionale che la austerità fiscale puo’ridurre l’alta inflazione.

In effetti gli MMTers sono sempre stati d’accordo sull’idea che una strada per combattere l’alta inflazione è tagliare la spesa governativa o aumentare le tasse. Cio’ che essi respingono è la credenza dei Monetaristi che la causa dell’inflazione sia semplicemente “troppa moneta”

C’è un legame tra alta (o iper) inflazione, deficit di bilancio, e offerta di moneta – sebbene non sia la semplice dinamica monetarista. Come discusso, il governo spende sempre con “pressioni di tasti” che accreditano conti, e tassa (o vende bonds) mediante pressioni di tasti al contrario, che addebitano le somme sui conti. I deficit significano che il governo ha accreditato i conti più di quanto li ha addebitati, così che gli IoTiDEvo governativi sono stati creati sotto forma di “moneta ad alto potere” (HPM o riserve + cash) e buoni del tesoro (di lungo e breve termine). Come discusso, in periodi di alta o iperinflazione, le tasse (addebiti sui conti) crescono più lentamente della spesa governativa (accrediti sui conti) così che ci aspettiamo un deficit risultante – che significa che gli IoTiDevo del governo in pendenza crescono.

Questa non è la semplice storia monetarista in cui il governo “stampa troppi soldi” che causa alta inflazione, ma piuttosto una più complicata sequenza casuale in cui l’alta inflazione agevola la creazione di deficit – che equivale al credito nel bilancio. Le cose peggiorano se la banca centrale persegue una politica di alti tassi di interesse. Questo perchè il governo tipicamente vende un bell’ammontare di buoni al crescere del deficit (alcune volte, attualmente, questo è richiesto dalle procedure operative adottate, o dovuto alla politica di tenere il tasso di interesse overnight sopra il tasso commerciale – negli USA questo potrebbe essere il caso in cui il target dei fondi FED era superiore al tasso che paga sulle riserve in eccesso), e il pagamento degli interessi sui buoni si aggiunge alla spesa governativa. Se la banca centrale reagisce all’incremento del deficit con un rialzo dei tassi di interesse, questo aiuta ad alimentare lo sviluppo del deficit e inoltre aggiunge domanda come stimolo all’economia. Stoppare l’inflazione (ad esempio eliminando l’indicizzazione della spesa pubblica) probabilmente ridurrà i deficit e la crescita della HPM e sottostanti buoni del tesoro (cosa che ridurrà inoltre gli interessi pagati dal governo,  rallentando la crescita dei redditi privati e deprimendo la domanda). In alternativa, accelerare la tassazione potrebbe ottenere lo stesso scopo. Abbassare l’obiettivo del tasso di interesse potrebbe aiutare, anche.

Torniamo agli episodi storici di iperinflazione. L’America ha avuto due ben conosciute esperienze di questo tipo: i “Continentals” e la valuta Confederata (noi abbiamo ancora il detto “non vale un Continental”). Nel periodo prerivoluzionario, le colonie Americane sperimentavano un buon successo con le valute “fiat” cartacee. In qualche misura, questo fu un comportamento d’emergenza – ad essi era proibito dalla Corona inglese coniare moneta. Alcuni analisti all’epoca – incluso Adam Smith – notarono che anche se tali banconote non erano convertibili in metalli preziosi, mantenevano il loro valore sufficientemente a lungo così che l’emissione non era eccessiva relativamente alle tasse totali. Come dicono gli MMTers, le tasse guidano la moneta – fino a che gli IoTiDevo governativi cartacei sono accettati in pagamento delle tasse, essi saranno anche accettati nei pagamenti tra privati. Ancora, il loro valore sarà determinato da “quanto difficili” sono da ottenere. Se la moneta cresce sugli alberi, vale solo lo sforzo necessario per coglierla. Se i governi coloniali avessero speso troppo così che fosse facile ottenere le banconote per pagare le tasse, allora avrebbero circolato con un valore più basso.

Entrambe le valute “Continentale” e “Confederata” condividevano difetti comuni. Primo, le esigenze della guerra (Bretagna contro colonie, Nord contro Sud) rendevano le valute eccessivamente abbondanti. Certamente non c’è niente di nuovo al riguardo – le guerre generalmente vedono crescere l’inflazione come la spesa governativa scala la domanda, causa vendite short, e caccia in alto i prezzi.

Ad ogni modo, cio’era vero per la valuta emessa nell’Unione – che soffriva di inflazione molto alta, ma non così cattiva come quella esistente al Sud. La differenza furono le tasse – essenzialmente non c’erano tasse che riportavano all’emittente le monete “Continental” o “Confederate”. Nel primo caso, la disunita confederazione delle colonie non aveva sufficiente autorità per imporre e rinforzare le tasse; nel secondo, i rappresentanti degli stati confederati credevano che la popolazione stesse già soffrendo troppo dalla prosecuzione della guerra di liberazione – così non voleva aggiungere il peso della tassazione. Di contrasto, anche se il Nord accumulò grossi deficit, manteneva un sistema di tassazione che guidava la valuta e evitava l’iperinflazione. Mentre si potrebbe pensare che la peggior sorte del Sud possa essere attribuita al pessimismo sulle prospettive di vittoria, questo non sembra essere il caso. Anche vicino alla fine della guerra, quando le prospettive erano più deprimenti, la Confederazione era ancora capace di spingere i bonds a un tasso relativamente basso.

Oggi, i meglio conosciuti casi di iperinflazione sono accaduti durante la Repubblica di Weimar e più recentemente in Zimbabwe (meno conosciuta ma più spettacolare è stata l’iperinflazione ungherese). Le migliori analisi di questi casi che io abbia visto sono quelle fatte da William Mitchell:

http://bilbo.economicoutlook.net/blog/?p=10554

http://bilbo.economicoutlook.net/blog/?p=13035)

Rob Parenteau: http://www.nakedcapitalism.com/2010/03/parenteau-the-hyperinflation-hyperventalists.html

Cullen Roche http://pragcap.com/hyperinflation-its-more-than-just-a-monetary-phenomenon

http://rabble.ca/print/blogs/bloggers/progressive-economics-forum/2011/08/mythologies-money-and-hyperinflation.

Cullen ha analizzato 10 iperinflazioni moderne (dopo il 1900) e ha rilevato alcuni tratti comuni.

Primo, la la maggior parte di queste dieci sono avvenute durante una guerra civile, con un cambio di regime. La maggior parte inoltre è accaduta con un grosso debito denominato in valuta estera (questo ha incluso Austria, Ungheria, Weimar, Argentina, Zimbabwe). Io non sto replicando queste analisi eccellenti, ma lasciatemi tratteggiare un rapido sommario per punti chiave riguardo Weimar e Zimbabwe, per rassicurare i lettori sul fatto che questi non erano semplici casi di “troppa stampa di moneta” per finanziare il governo che correva freneticamente.

La storia tipicamente raccontata riguardo Weimar è che il governo iniziò a stampare liberamente una moneta fiat senza gold standard sottostante, senza riguardo per le conseguenze iperinflazionarie.

La realtà è più complessa.

Primo, dobbiamo capire che anche nei primi del XX Secolo, la maggior parte dei governi spendevano con l’emissione di “IoTiDevo” – sebbene molti fossero convertibili su domanda in sterline o oro. La Germania aveva perso la 1a guerra mondiale e soffriva sotto il giogo di insostenibili risarcimenti di guerra da ripagare, risarcimenti che dovevano essere fatti in oro. A peggiorare le cose, la maggior parte della sua capacità produttiva era stata distrutta o imbrigliata, e aveva ridottissime riserve auree.

Si suppose che avrebbe esportato e guadagnato l’oro necessario per effettuare i pagamenti ai vincitori (Keynes scrisse il suo primo libro famoso a livello mondiale notando che la Germania non avrebbe avuto capacità di pagare i debiti – notare che questi erano debiti esteri denominati essenzialmente in oro)

La capacità produttiva della nazione non era sufficiente a soddisfare la domanda interna, e ancor meno a esportare per pagare i danni di guerra.

Il Governo sapeva che era non solo economicamente impossibile ma anche politicamente impossibile imporre tasse a un livello sufficiente per muovere risorse al settore pubblico così da permettere che gli export realizzassero i pagamenti dei debiti di guerra. Così invece si faceva affidamento sulla spesa. Questo significa che il governo competeva con la domanda interna per una limitata offerta di beni, spingendo i prezzi verso l’alto. Al tempo stesso i produttori interni della Germania avevano da indebitarsi in girno (in valuta estera) per comprare i beni d’importazione necessari. L’ascesa dei prezzi più l’indebitamento straniero causo’ una svalutazione della valuta nazionale, che incremento’ le necessità di indebitamento (dal momento che l’importazione dall’estero costa di più se misurata in valuta nazionale) e al tempo stesso incrementò i costi delle riparazioni misurate in valuta nazionale.

Mentre si è spesso gridato che la banca centrale ha contribuito all’inflazione acquistando titoli del tesoro, effettivamente questo passaggio operava più che altro come fa la FED: comprava il debito governativo dalle banche, offrendo loro un tasso di guadagno maggiore in cambio per le riserve. Per le ragioni sopra discusse, il deficit di bilancio risultava dall’alta/iper inflazione tale che la tassazione non riusciva a star dietro all’aumento dei prezzi.

Alla fine nel ’24 la Germania adottò una nuova valuta e anche se non aveva valore legale fu dichiarata utilizzabile per i pagamenti delle tasse. L’iperinflazione termino’.

Dire che Weimar è venuta fuori dalla “stampa di moneta” del governo è ovviamente troppo semplicistico.

Torniamo allo Zimbabwe. Qui c’è un paese che stava viaggiando tra tremende tensioni socio politiche, con disoccupazione dell’ 80% della forza lavoro e recessione del 40%. Questo segui’ una controversa riforma fondiaria che aveva suddiviso le tenute e condotto al collasso della produzione agroalimentare. Il Governo doveva fare affidamento sul cibo importato e prestiti del FMI – altra causa di debito esterno. Con scarsità di cibo e con i settori governativo e privato in competizione per una offerta molto ridotta, i prezzi si impennarono. Questo fu un altro caso in cui il governo non poteva imporre tasse, per ragioni politiche e economiche. Di nuovo, etichettare questo come un semplice caso monetarista di “governo che stampa la moneta” davvero non aiuta a capire il problema dello Zimbabwe.

Il mio punto di vista non è argomentare che un più grande vincolo sulla spesa pubblica (o maggior capacità di aumentare  le tasse) potrebbe non aver prevenuto con successo l’inflazione.

A ogni modo, studiando casi specifici di iperinflazione ci si rende conto che non è una semplice storiella di un governo che decide di adottare la moneta fiat e inizia a stampare così tanto da finire in iperinflazione.

Ci sono probabilmente molte vie per arrivare all’iperinflazione, ma ci sono alcuni problemi comuni: tensioni politico sociali, guerra civile, collasso della capacità produttiva (che puo’essere dovuto alla guerra), governo debole, debito estero denominato in valuta estera o oro.

Si, dobbiamo osservare deficit di bilancio in crescita e (per identità) notevole crescita dei IoTiDevo del governo. Ma noi troviamo anche che le banche creano moneta per finanziare la spesa privata che compete con il governo nello spingere i prezzi verso l’alto. E sì, una politica fiscale più restrittiva avrebbe aiutato a ridurre le pressioni inflazionistiche.

Questo probabilmente non avrebbe ridotto complessivamente i disagi, dal momento che una causa comune di iperinflazione è un qualche tipo restrizione dell’offerta.

La settimana prossima termineremo questa serie analizzando il potenziale di alta/iper inflazione in Stati Uniti, UK,Giappone.

Elicottero-Ben: come la MMT risponde agli “Iperventilatori dell’iperinflazione” – Parte 3

di L.Randall Wray

traduzione di Daniele Basciu

originale:

http://www.economonitor.com/lrwray/2011/09/07/helicopter-ben-how-modern-money-theory-responds-to-hyperinflation-hyperventilators-part-3-2/

Nella prima parte di questa serie di articoli sull’iperinflazione mi sono rivolto al punto di vista critico secondo cui la MMT, se fosse adottata, condurrebbe ineluttabilmente all’iperinflazione. Ho argomentato che questo è ovviamente falso – la MMT descrive le modalità di spesa proprie di ogni governo sovrano che emette la propria valuta. I governi hanno fatto questo “almeno per 4000 anni”, come dice Keynes. Tutti i moderni governi sovrani spendono “premendo tasti” – effettuando accrediti elettronici su un conto fatto di profitti e perdite – cio’ che la maggior parte dei critici, fraintendendolo in certa misura, chiamano “stampare moneta”. Non c’è altro modo per mettere in circolazione una valuta sovrana. Solo il governo sovrano la puo’creare. Se tu provi a creare Dollari nella tua cantina, finisci dritto in prigione.

Nella seconda parte, ho illustrato come l’iperinflazione sia un evento raro. Ovviamente, se “premere tasti” conducesse inevitabilmente all’iperinflazione, allora l’iperinflazione avrebbe dovuto essere una caratteristica comune di più o meno tutte le economie esistite nei 4000 anni del passato. Ma invece troviamo che l’esperienza dell’iperinflazione è piuttosto rara, e sembra derivare da circostanze molto precise come riluttanza o incapacità di imporre e riscuotere tasse, con guerra civile, o grossi debiti esteri denominati in valuta straniera. E mentre gli amanti dell’oro (i goldbugs) e altri pensano che ancorare una valuta all’oro (o a una valuta estera) è un metodo sicuro per evitare l’inflazione, cio’ che in realtà osserviamo nel mondo reale è che tali sistemi sono intrinsecamente instabili e raramente hanno lunga durata prima di schiantarsi – spesso questo avviene con una crisi del tasso di cambio e alta inflazione o iperinflazione

In questa parte finale di questa serie io mi dedichero’ad analizzare il convincimento che gli USA (o altri paesi con un consistente debito pubblico nella loro valuta a tasso di cambio fluttuante) siano sull’orlo dell’iperinflazione. Molti temono che “Ben-Elicottero” (Ben Bernanke, presidente FED) abbia pompato così tanta “moneta” nell’economia che l’alta inflazione, se non addirittura iperinflazione, sarà l’inevitabile risultato. Questa è una delle ragioni della fuga verso l’oro – supposto scudo contro l’inflazione.

In realtà non c’è scommessa più sicura della scommessa che gli USA non avranno inflazione rilevante per molti anni a venire.

Prima di tutto parliamo della storia dell’elicottero. In conseguenza del crack del 2008, il governo USA (FED + Tesoro) ha speso, prestato o garantito la somma di 29 trilioni (1 trilione=1000 miliardi) per salvare Wall Street. (Che, in sé, è la storia del secolo; ma aspetterà che ne parliamo un altro giorno). Cio’ che riguarda i nostri “iperventilatori dell’iperinflazione” è l’incremento record delle riserve bancarie, creato come la FED ha concesso prestiti per riserve, acquistato assets tossici, e comprato buoni Treasury dalle banche. La Fed ha fatto acquisti e prestiti accreditando le banche con riserve (debito Fed)in cambio di ogni asset (IoTiDevo della banca, o asset venduto dalla banca alla Fed).

La maggior parte di tutto cio’accadde durante il Quantitative Easing 1 e 2, intrapreso sotto il convincimento malinteso della Fed che avrebbe potuto perseguire un “obiettivo quantitativo” (incrementare le riserve) piuttosto che un semplice “obiettivo di prezzo” (basso tasso di interesse) per stimolare l’economia. (Questa è anche una divertente storiella di autoinganno, da raccontare un altro giorno). Non ha funzionato. Ora il QE3 sembra inevitabile, e non funzionerà, nemmeno stavolta. Ma in ogni caso, le banche hanno ottenuto un po’ di trilioni di dollari di riserva di cui non hanno necessità.

Gli iperventilatori strillano “iperinflazione!”. Non appena le banche iniziano a prestare queste riserve, chi prende i prestiti spingerà l’economia oltre la piena occupazione, causando l’inflazione. Peggio, le banche possono dare in prestito multipli delle riserve (il cosiddetto moltiplicatore) – così che piuttosto che prestare un misero 2 trilioni, potrebbero prestare 20 trilioni o più. Che potrebbero aggiungere trilioni al nostro PIL d icirca 14 trilioni, ovviamente oltre l’attuale capacità di produzione di beni e servizi. E tutto cio’ che viene ad aggiungersi al record del debito di bilancio del Governo federale – e del suo indebitamento. Così una bolla gonfia di spesa a deficit ci farà diventare il prossimo Zimbabwe o Weimar.

Ecco qui cosa c’è di sbagliato in questa analisi. Primo, fraintende la relazione fra riserve bancarie e erogazione di prestiti. Secondo, non analizza adeguatamente la situazione economica.

Le Banche non prestano le riserve. Tra l’altro, non possono farlo – non c’è operazione di bilancio che consenta alle banche di prestare riserve a nessun altro soggetto eccetto che ad un’altra banca che abbia un conto presso la FED. Quando una banca presta riserve, la FED addebita il conto della banca e accredita il conto di un’altra banca. Voi e io non abbiamo conti presso la FED. Nessuna banca puo’prestarci delle riserve. Punto.

Cosa prestano le banche, allora? I loro propri IoTiDevo. Diciamo che voi siete solvibili (potreste essere al limite, visto lo stato dell’economia – forse come molti Americani avete perso il vostro lavoro e siete in arretrato con le bollette). Andate alla vostra banca e chiedete un prestito- per un’auto, una barca, una casa, una TV. Predisponete il vostro IoTiDevo alla banca (impegnandovi a effettuare i pagamenti di rimborso) e la banca predispone per voi un assegno (il suo IoTiDevo) che voi consegnate al venditore. Il venditore deposita l’assegno e ottiene un accredito su conto corrente. (se è una banca diversa, c’è una compensazione dei rispettivi conti utilizzando la riserve – torneremo poi su questo punto) In altre parole, le banche fanno prestiti accreditando conti corrente, che sono i IoTiDevo delle banche. Come diciamo noi della MMT: i prestiti creano i depositi su conto corrente.

(Quando ripagate un prestito, i conti corrente sono addebitati, o “distrutti”. Scrivete un assegno, la banca addebita il vostro conto corrente e il vostro IoTiDevo verso la banca è simultaneamente addebitato. Il processo è l’esatto contrario del prestito bancario.

Così, per essere chiari: le banche creano conti corrente quando concedono prestiti; non prestano riserve.

Ora, che dire riguardo la compensazione del giro degli assegni? Quando una banca riceve un assegno da un’altra banca, accredita un conto corrente e invia l’assegno alla FED per la compensazione; la FED accredita le riserve della banca e addebita le riserve della banca su cui è tratto l’assegno. Le riserve “transitano” da una banca all’altra. Di nuovo, non ci son oriserve che sono state “rilasciate” nell’economia – esse sono saldamente bloccate dentro la FED. Non possono venirne fuori eccetto che attraverso i Bancomat, sotto forma di denaro contante. Quando fate un prelievo di contante dal vostro conto corrente, la vostra banca addebita il vostro conto corrente e la Fed addebita le riserve della banca. Senz’altro voi potreste aver speso usando un conto corrente – avete preso il contante per comodità (forse per finanziare attività illegali?)

L’unico altro modo in cui le riserve scompaiono è quando le banche acquistano Buoni del Tesoro dalla FED o dal Tesoro – loro sostanzialmente “pagano per” usare le riserve del Tesoro. Questa è la fine della storia delle riserve. Eccetto che per il contante prelevato o gli acquisti di Treasury bonds, restano bloccate presso la FED.

Che dire di Elicottero-Ben? Quando la FED ha acquistato tutta la spazzatura così come i Buoni del Tesoro dalle banche, Ben ha accreditato le loro riserve. La FED inoltre ha cambiato la sua procedura, e iniziato a pagare gli interessi sulle riserve – 25 punti base. Così effettivamente le riserve sono diventate indistingubili dai Treasuries – sono IoTiDevo Governativi che pagano interessi. Le banche possono scegliere di detenere un Treasury che paga interesse, o riserve che pagano interesse – è un’allocazione di portafoglio. Uno ha un orizzonte temporale di maturazione (potrebbe essere così corto come 30 giorni) così che è come un deposito a tempo, e l’altro ha tempo di maturazione zero, così è come un deposito liquido. Ma dal momento che il mercato per i buoni Treasury è altamente sofisticato e liquido, le banche non hanno problemi a movimentare dai “depositi a tempo”(Treasuries) ai loro “conti corrente”(le Riserve). (Nessuna sostanziale penalizzazione per “prelievi in anticipo”!)

Il caso principale per l’iperinflazione si fonda sulla erronea credenza che le banche siano per qualche ragione più invogliate a pompare prestiti quando detengono “conti corrente” piuttosto che “depositi a tempo” . Chiaramente non imprestano. Usano le riserve (“conti corrente”) per pareggiare con le altre banche, e per i prelievi Bancomat. Ma i Treasury bonds, (depositi a tempo) hanno lo stesso scopo – le banche possono sempre prendere a prestito le riserve da altre banche o dalla FED, utilizzando i Traeasury bonds come collaterali (e hanno altri assets, inoltre, che servono come collaterali in una corsa alla liquidità)

Effettivamente, le banche non hanno bisogno di riserve o Treasuries per concedere prestiti. Richiamo l’attenzioen sul fatto che loro prestano i loro IoTiDevo. Se hanno necessità di riserve per compensazione (o, più tardi, per soddisfare i vincoli di riserva richiesti), le prendono in prestito da altre banche (mercato fondi FED) o dalla FED (discount window), o vendono assets per ottenerli.

Concentrandoci sullo stato dell’economia, eccetto che per i passi finali della bolla speculativa nelle commodiites (che finirà presto, sicuramente) non ci sono significative pressioni inflattive. 14 milioni di persone stanno cercando lavoro. Anche le più rosee previsioni vedono alto tasso di disoccupazione per anni. Come Eric Tymoigne ha dimostrato, al tasso corrente di “ripresa” economica non ritorneremo ai livelli occupazionali del Gennaio 2008 prima del 2017 – e nel frattempo la forza lavoro potenziale sarà incrementata da milioni di diplomati e laureati e immigranti. (http://neweconomicperspectives.blogspot.com/2011/09/after-great-recession-bleaker.html)

E gli USA sono in una situazione relativamente buona, comparati con Eurolandia e Giappone. Inoltre, tutta la recente evidenza per gli USA mostra che una recessione “double-dip”(Recessione,lieve ripresa,recessione) è in corso. Io attendo un rinforzo della crisi finanziaria da un giorno all’altro (i tribunali contro i più grossi banksters accelereranno il processo). Anche l’economia Cinese sta rallentando – il che potrebbe incrementare i loro sforzi per realizzare exports competitivi

Dove sono tutti quei soggetti che vorranno e saranno in grado di prendere in prestito i 2 o 20 trilioni che gli iperventilatori dell’iperinflazione credono che le banche vogliano dare in prestito? Il settore privato USA (fabbriche e proprietari immobiliari) ha invece aumentato i propri risparmi netti – non stanno indebitandosi, e nemmeno stanno spendendo i loro redditi pur diminuiti. Sono spaventati. Stanno (razionalmente) tirando la cinghia, pagando debiti pregressi, e accumulando reclami verso governo e banche.

In breve, le prospettive di inflazione sono le oggi le più ridotte verificatesi a partire dal 1930.

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