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Un’uscita pilotata dall’euro

di Daniele Basciu

22 agosto 2012. Pubblicato su democraziammt.info

L’uscita pilotata dall’area euro e l’applicazione della Modern Money Theory sarebbe per l’Italia l’unica via di fuga dall’attuale devastante spirale deflazionistica.
Per riniziare a emettere la propria valuta (che chiameremo “Nova”) l’Italia dovrebbe annunciare che in un tempo tecnico strettissimo inizierà ad imporre e riscuotere le tasse esclusivamente nella nuova valuta.
Dovrebbe poi annunciare che da quel momento effettuerà tutti i pagamenti utilizzando esclusivamente la nuova valuta, che emetterà in regime di monopolio. Lo Stato si troverebbe così nelle condizioni di potersi autofinanziare senza ricorrere a tassazione o indebitamento attraverso emissione dei titoli di Stato.
I contratti tra settore pubblico e altri soggetti (nazionali e internazionali) dovrebbero essere ridenominati in “Nova”.
I depositi bancari e mutui denominati in Euro resterebbero denominati in euro. Lo Stato potrebbe, se necessario, intervenire per rilevare i mutui delle famiglie in difficoltà. Il settore privato e tutti i committenti esteri che intrattengono rapporti commerciali con soggetti italiani cercherebbero di commutare spontaneamente in Nova enormi volumi di euro, imprimendo una forte spinta all’apprezzamento della nuova valuta. Il livello di tasso di cambio definitivo Nova/Euro  sarebbe stabilito dal mercato.
Se la Nova dovesse risultare deprezzata (le stime dell’Istituto finanziario Nomura ipotizzano nello scenario peggiore un deprezzamento del 30% per la nuova valuta italiana nel caso di uscita dall’area euro) rendendo ad esempio più costoso l’acquisto di energia dall’estero, lo Stato potrebbe compensare il peso di questo deprezzamento sui settori cd “energivori” con interventi di de-tassazione. Si consideri comunque che l’incidenza della “spesa energetica” per l’Italia è inferiore al 4% del PIL (ADN Kronos 18/6/2012) e una eventuale lieve svalutazione avrebbe l’effetto di riattivare le esportazioni dall’Italia verso l’estero.
Potrebbe essere necessario rinegoziare con i creditori internazionali il debito pubblico già emesso. L’Italia potrebbe proporne unilateralmente la conversione nella nuova valuta. Questo passaggio avvierebbe certo un periodo di contenziosi internazionali, ma non bloccherebbe l’attività dell’economia reale.
Sarebbe fondamentale la realizzazione di un programma MMT di “Datore di lavoro di ultima istanza”: nella sua nuova condizione lo Stato potrebbe garantire un posto di lavoro in settori non appetiti dal mercato a tutti coloro che sono in grado di lavorare ed intendono farlo, rinvigorendo rapidamente la domanda interna e l’intero sistema economico. La nuova, totale, libertà d’azione fiscale renderebbe possibile applicare forti detassazioni sulle aree più depresse, portando il carico fiscale dall’attuale 65-70% al 2-3%.
In ultimo l’osservazione più importante: se l’Italia abbandonasse l’utilizzo dell’Euro questa scelta sarebbe percepita come segnale dell’imminente crollo del sistema e altri paesi la seguirebbero a ruota, uscendo dall’Eurozona.
Piuttosto rapidamente nessuno Stato riscuoterebbe più le tasse in Euro e il valore di questa valuta crollerebbe fino a zero, essendo venuta meno l’imposizione della tassazione che è il meccanismo con cui lo Stato rende obbligatorio l’utilizzo di una data valuta.

Articolo pubblicato da L’Unione Sarda

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