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Dimenticate il Fiscal Cliff

Di Stephanie Kelton

21 dicembre 2012

“Guarda! Lì in cielo! E’ il ‘fiscal cliff’”. E’ un baratro. E’ un percorso a ostacoli.

La verità è che non importa come lo chiamiamo. Importa solo ciò che è: un dissennato pacchetto di sedativi economici che avanzano minacciosamente verso un Congresso che zoppica come una papera.

Questo intruglio preparato frettolosamente fatto di indiscriminati tagli alla spesa e di aumenti di tasse per tutti dovrebbe costringere il Congresso ad affrontare seriamente il debito e il deficit americani.

La domanda che tutti si fanno è: su quali spalle dovrebbe ricadere l’equilibrio del bilancio federale? C’è chi dice sull’imposizione di più tasse; chi invece parla di tagli alla spesa. E mentre il dibattito si infiamma la vera domanda viene ignorata: perché preoccuparsi di riequilibrare il bilancio federale?

Sì, avete letto bene. Dovremmo preoccuparci semmai di saper dosare bene lavoro e svago oppure di fare una dieta bilanciata. La nostra Costituzione onora il principio dell’equilibrio tra i tre poteri del governo. E quando si tratta delle finanze personali sappiamo bene che i conti del bilancio famigliare devono essere a posto.

Perciò quando sentiamo che il governo federale non ha ben equilibrato i conti da più di un decennio, sembra ragionevole pretendere che si torni a quel tipo di equlibrio anche a Washington. Ma sarebbe, in effetti, un errore enorme.

E’ la storia a raccontarci i fatti. Il governo federale ha raggiunto il saldo di bilancio (addirittura andando in surplus di bilancio) in solo sette periodi a partire dal 1776, ogni volta incamerando entrate sufficienti a coprire tutte le spese dal 1817 al 1821, dal 1823 al 1836, dal 1852 al 1857, dal 1867 al 1873, dal 1880 al 1893, dal 1920 al 1930 e dal 1998 al 2001. E abbiamo avuto sei periodi di depressione economica. Sono iniziati nel 1819, 1837, 1857, 1873, 1893 e nel 1929.

Riuscite a vedere la correlazione? L’unica eccezione a questo schema c’è stata alla fine degli anni ’90 e dei primi 2000, quando le bolle finanziarie delle dot-com e del mercato immobiliare diedero la spinta a un’abbuffata di consumi che rimandò i dannosi effetti dei surplus di Clinton fino alla Grande Recessione del 2007-2009.

Come mai qualcosa che suona come buona economia – avere un saldo di bilancio e pagare i propri debiti – finisce invece per essere nociva all’economia? Le risposte potrebbero sorprendervi.

Spendere è la linfa vitale della nostra economia. Senza spesa, non ci sarebbero vendite, senza vendite non ci sarebbero profitti e nessuna ragione per un’azienda privata di produrre qualunque cosa per il mercato. Tendiamo a dimenticare che la spesa di qualcuno è l’entrata di qualcun altro. Al suo livello più elementare, la macroeconomia insegna che la spesa crea entrate, le entrate creano vendite e le vendite creano posti di lavoro.

E creare posti di lavoro è esattamente ciò che dobbiamo fare. Finché il fiscal cliff non ci ha distratto, era una cosa che capivamo tutti. Oggi ci sono quasi 3-4 persone in competizione per ogni singolo posto di lavoro in America. Il tasso di disoccupazione è come un termometro macroeconomico: quando è alto significa che il deficit è troppo basso.

Perciò nelle circostanze attuali – un’economia in crescita ma fragile – chi stabilisce la politica economica sbaglia quando si concentra sul fatto che c’è un deficit. E’ solo un sintomo. Alzando le tasse e tagliando la spesa si toglierà il terreno sotto i piedi ai consumatori, e quindi si smantellerà la stretta relazione che c’è tra entrate-vendite-posti di lavoro. Tagliare migliaia di miliardi dal deficit condurrà solo a una depressione della spesa negli anni a venire, aggravando la disoccupazione e azzerando la crescita economica.

Cercare di spiegare tutto ciò è una battaglia molto dura. Il pubblico è stato gravemente disinformato. Non abbiamo una crisi del debito, e il nostro deficit non è una disgrazia nazionale. Non siamo alla mercè dei cinesi e non c’è pericolo che diventiamo come la Grecia. Questo perché il governo degli Stati Uniti non è come una famiglia, o un affare privato, o una bilancio comunale, o un paese dell’Eurozona. Queste sono tutte entità che usano la moneta; il governo degli Stati Uniti la emette. Non può mai rimanere a corto di denaro e non dovrà mai affrontare il tipo di problemi che ci tocca affrontare quando i conti famigliari non tornano.

Lo sforzo di far tornare i conti, che è il cuore del problema del fiscal cliff, è semplicemente sbagliato. Invece di dare capocciate al muro cercando di capire quali tasse alzare e quali spese tagliare, i legislatori dovrebbero ragionare su come usare lo strumento del deficit federale per alzare le entrate, l’occupazione e la crescita. E’ questo l’atto di equilibrio che ci vuole.

 

Fonte: http://touch.latimes.com/#section/-1/article/p2p-73762241/

Traduzione a cura di Federico Greco

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