Glossario

  • CAMBIO

Permuta di una moneta con un’altra e specialmente della moneta di uno Stato con quella di un altro Stato o con titoli rappresentativi di essa. Il c. interno, tra monete di uno stesso paese, ha avuto rilevanza nella storia, in sistemi monetari con pluralità di monete. Il c. estero (o semplicemente c.), indica il rapporto di scambio tra una valuta e quella di un altro Stato, sia nel baratto diretto tra le due monete (c. manuale) sia nello scambio dell’una con titoli rappresentativi dell’altra (assegni, cambiali, lettere di credito, divise estere e cioè titoli di credito espressi in valuta estera o crediti esigibili in valuta estera presso banche o altri intermediari finanziari). Nelle transazioni in divise estere, il c. si dice anche traiettizio ed è diretto, se si svolge tra due piazze, indiretto, se avviene con l’intervento di una piazza intermediaria. Se tra due Stati si possono compiere operazioni di c. diretto, si parla di c. aperto.

  • CARTALISMO

Nel linguaggio econ., teoria c., o statale, della moneta, teoria secondo la quale il valore d’una moneta dipende soltanto dal fatto che essa circola per volontà dello stato e non dal contenuto metallico o dal metallo rappresentato.

Knappknap›, Georg Friedrich. – Economista e statistico (Giessen 1842 – Darmstadt 1926); direttore dell’ufficio statistico di Lipsia e prof. nelle univ. di Lipsia (1867-74) e di Strasburgo (1874-1918). È soprattutto noto come sostenitore della teoria cartalista o statale della moneta, che riecheggia, contro la teoria metallica dominante nel sec. 19º, la vecchia teoria della moneta-segno (Die staatliche Theorie des Geldes, 1905; 4a ed. 1923), e per gli scritti ormai classici di storia dell’economia agraria: Die Bauernbefreiung und der Ursprung der Landarbeiter, ecc. (1887; 2a ed. 1927); Grundherrschaft und Rittergut (1897). Notevoli anche Theorie des Bevölkerungswechsels (1874); Einführung in einige Hauptgebiete der Nationalökonomie (1925).

  • CORSO

(delle monete e dei biglietti)

Nel linguaggio finanziario si parla di c. fiduciario , quando le monete e, più comunemente, i biglietti possono essere accettati o rifiutati nei pagamenti a seconda della fiducia che ispirano; di c. legale , quando nessuno può rifiutare (salvo, in qualche caso, patto contrario) di essere pagato con le monete o i biglietti cui appunto lo Stato ha attribuito potere liberatorio illimitato; di c. forzoso , relativamente ai soli biglietti, quando questi devono essere accettati in pagamento e non possono essere convertiti in metallo nobile. Il c. forzoso in passato poteva essere dichiarato dallo Stato che vi ricorreva per necessità finanziarie, aprendo pertanto la via all’aumento della circolazione e alla riduzione del potere d’acquisto del biglietto (➔ inflazione). Ormai il c. forzoso – presidiato da banche centrali indipendenti che hanno per missione di procurare la stabilità dei prezzi – è la situazione normale in tutti i paesi del mondo.

(dei cambi)

Prezzo in moneta nazionale fissato per chi vuole acquistare strumenti finanziari denominati in moneta straniera e che dovrà essere pagato sul mercato interno per ogni unità della moneta straniera. Il prezzo suddetto può essere quotato in borsa, da una banca, o stipulato tra privati

(dei titoli)

Prezzo o quotazione con cui vengono effettuate le contrattazioni su titoli dello Stato e industriali. Il c. si definisce: a)secco , se si riferisce al solo valore capitale del titolo e pertanto per avere il prezzo effettivo da pagare o riscuotere si deve aggiungere al c. secco il rateo di interessi maturati; b) tel quel , se tiene conto anche degli interessi e dividendi già maturati (le borse italiane in genere quotano tel quel i titoli di rendita dello Stato e le azioni di società commerciali, mentre quotano a secco i buoni del Tesoro e le obbligazioni; quelle estere quotano i titoli in entrambi i modi); c)ex cedola , se relativo a titoli dai quali sia stata staccata la cedola in corso di maturazione all’epoca in cui si riferisce la quotazione e risultante pertanto inferiore al c. tel quel di un importo pari a quello dell’intera cedola distaccata; d)di compenso , per indicare il prezzo di un titolo determinato una volta al mese, nel cosiddetto giorno dei compensi, per servire di base alla stipulazione dei riporti di borsa e per ogni eventuale compensazione di altre operazioni a termine.

  • COSTO DEL DENARO

La parola costo del denaro corrisponde al tasso di interesse stabilito da una banca centrale (come può essere la BCE). Se l’interesse è più alto, le banche private saranno maggiormente interessate a prendere in prestito denaro. Il tasso annuo di sconto è l’interesse fissato ufficialmente, mentre il tasso effettivo globale comprende altre spese.

  • DEBITO PUBBLICO

In economia per debito pubblico si intende il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti, individui, imprese, banche o stati esteri, che hanno sottoscritto un credito allo Stato sotto forma di obbligazioni o titoli di stato (quali BOT, BTP, CCT) destinate a coprire il disavanzodel fabbisogno finanziario statale ovvero coprire l’eventuale deficit pubblico nel bilancio dello Stato.

Quando il debito è contratto con soggetti economici di stati esteri si parla di debito estero, viceversa quando è contratto con soggetti economici interni allo stesso stato si parla di debito interno: normalmente entrambe le componenti sono presenti in misura variabile all’interno del debito pubblico di uno stato.

  • DEFAULT

Nell’ambito della finanza viene definita come situazione di default (in italiano insolvenza[1]) l’incapacità tecnica di un’emittente di rispettare le clausole contrattuali previste dal regolamento del finanziamento. Ad esempio è la situazione in cui incorre uno Stato quando dichiara insolvenza o fallimento.

  • DEFICIT

In economia, eccedenza dei valori passivi su quelli attivi attribuiti ai beni economici di un’impresa o di un ente in genere, o alle operazioni da essi compiute in un dato periodo di tempo. Di particolare importanza è il d. pubblico (o indebitamento netto ) cioè la differenza tra le entrate e le uscite del settore pubblica amministrazione (Stato, enti locali, aziende autonome ed enti di previdenza) durante un anno solare, al lordo degli interessi sul debito pubblico. All’interno dell’indebitamento si trova il saldo primario che registra la differenza tra le entrate (tributarie ed extra-tributarie) e le uscite per il funzionamento della pubblica amministrazione e il finanziamento delle infrastrutture. L’indebitamento netto è dato dal saldo primario sommato alla spesa per interessi sul debito pubblico. In base al Trattato di Maastricht del 1992 l’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni degli Stati membri dell’Unione Europea non può superare il 3% del prodotto interno lordo. Gli sconfinamenti devono essere considerati transitori e non possono perdurare nel tempo, pena sanzioni. Elevati livelli dell’indebitamento infatti possono creare effetti inflattivi destabilizzanti per la moneta unica.

L’espressione d. spending indica la politica, suggerita da J.M. Keynes, di usare il d. del bilancio statale come mezzo per stimolare l’economia e ridurre la disoccupazione nei periodi di depressione.

  • DEFICIT SPENDING

Con accezione partic., spesa in disavanzo, espressione con cui si usa indicare una spesa a carico dello stato, che viene finanziata ricorrendo all’aumento del debito pubblico piuttosto che aumentando l’imposizione fiscale; è detta anche, con locuz. ingl., deficit spending.

  • FIAT MONEY

Nel linguaggio economico, la moneta cartacea inconvertibile, generalmente accettata come mezzo di pagamento in quanto dichiarata a corso legale (detto anche forzoso) dallo Stato che la emette, indipendentemente dal suo valore intrinseco.

  • INFLAZIONE

[dal lat. inflatioonis «enfiamento, gonfiatura», der. di inflare «gonfiare»; il sign. economico è sorto negli Stati Uniti d’America (ingl. inflation) dopo la guerra di secessione (1861-1865)]. –

In economia, aumento prolungato del livello medio generale dei prezzi, o anche diminuzione prolungata del potere d’acquisto (cioè del valore) della moneta, le cui cause vengono in genere individuate in una crescita eccessivamente rapida della quantità di moneta in circolazione, in un eccesso di domanda globale determinato da altre cause, o in una pressione al rialzo dei costi (i. da costi, distinta dall’i. da domanda perché, a differenza di questa, è accompagnata da recessione produttiva e viene, pertanto, designata anche con i termini di stagflazione o i. recessiva); è un fenomeno complesso, che i governi cercano di contrastare e controllare, in quanto ha forti conseguenze negative sia sulla produzione e l’occupazione, sia sulla distribuzione del reddito tra i gruppi sociali. Locuzioni: andare verso l’i.; l’i. è ormai in atto; tasso d’i., la variazione del livello dei prezzi, espressa in termini percentuali e generalmente calcolata su base annua; provvedimenti intesi a frenare l’i. (o a contenere il tasso d’i.); i. galoppante, che procede con tale rapidità da potersi ritenere fatalmente avviata verso l’annullamento del valore della moneta; i. strisciante (dall’ingl. creeping inflation), leggero ma progressivo slittamento del potere d’acquisto che può anche in un primo momento passare inosservato o quasi, ma che, se non è tenuto sotto controllo, può raggiungere a poco a poco livelli pericolosi. È detto iperinflazione, secondo una convenzione adottata da molti studiosi, l’incremento percentuale del livello dei prezzi superiore al 50% al mese: va distinta dalla svalutazione, che è la perdita di potere d’acquisto di una moneta in termini di altre monete, anche se i due fenomeni sono spesso collegati.

  • IPERINFLAZIONE

Con il termine iperinflazione si intende una situazione di inflazione particolarmente elevata.

L’iperinflazione è un fenomeno monetario, per il quale l’inflazione di un paese eccede significativamente i livelli medi mondiali. Generalmente si parla di iperinflazione quando l’inflazione mensile eccede il 50%, ossia più dell’1% al giorno. Il termine viene abusato dai giornalisti per indicare situazioni di inflazione elevata.

  • MONETA

(lat. Moneta) Epiteto («l’avvertitrice», per i buoni avvertimenti dati in situazione di pericolo) della dea romana Giunone, protettrice della città. A Giunone M. fu dedicato un tempio sul Campidoglio (344 a.C.), e fissata una festa alle calende di giugno. Presso il tempio si trovava, agli inizi del 3° sec. a.C., la zecca di Roma e l’epiteto passò a significare la moneta come mezzo di scambio.

Dall’originario significato di dischetto di metallo coniato per le necessità degli scambi, avente lega, titolo, peso e valore stabiliti, per estensione tutto ciò che, nei vari periodi e paesi, funge da intermediario degli scambi e da comune misura dei valori.

  • OBBLIGAZIONE

In finanza con il termine obbligazione (in lingua inglese bond) si indica un titolo di debito emesso da società o enti pubblici che attribuisce al suo possessore il diritto al rimborso del capitale prestato all’emittente alla scadenza più un interesse su tale somma. Un’obbligazione tipica sono ad esempio i titoli di Stato.

Scopo di un’emissione obbligazionaria (o prestito obbligazionario) è il reperimento di liquidità da parte dell’emittente.

Di solito il rimborso del capitale al possessore del titolo di debito da parte dell’emittente avviene alla scadenza al valore nominale e in un’unica soluzione, mentre gli interessi sono liquidati periodicamente (trimestralmente, semestralmente o annualmente). L’interesse corrisposto periodicamente è detto cedola perché in passato per riscuoterlo si doveva staccare il tagliando numerato unito al certificato che rappresentava l’obbligazione.

Se l’emittente non paga una cedola (così come se è insolvente nei confronti delle banche o di creditori commerciali), un singolo obbligazionista può presentare istanza di fallimento.

  • RIVALUTAZIONE

Aumento del potere d’acquisto di una moneta rispetto a un’altra valuta estera o all’oro. Rappresenta dunque il contrario della svalutazione, ossia, in seguito alla r.m., è necessaria una minore quantità di valuta nazionale per acquistare una unità di valuta estera.

  • SPESA PUBBLICA

In economia con il termine spese pubbliche si indicano le somme di denaro che vengono spese dallo Stato in beni pubblici finalizzati al perseguimento di fini pubblici, indipendentemente dalla natura (pubblica o privata) dell’obbligazione che ne è titolo. Si tratta dunque delle uscite da parte dello Stato e dunque una voce di passività all’interno del bilancio dello Stato.

  • SUBPRIME

Subprime (Subprime lending), B-Paper, near-prime o second chance sono termini della lingua inglese che indicano quei prestiti che, nel contesto finanziario statunitense, vengono concessi ad un soggetto che non può accedere ai tassi di interesse di mercato, in quanto ha avuto problemi pregressi nella sua storia di debitore. I prestiti subprime sono rischiosi sia per i creditori sia per i debitori, vista la pericolosa combinazione di alti tassi di interesse, cattiva storia creditizia del debitore e situazioni finanziarie poco chiare o difficilmente documentabili, associate a coloro che hanno accesso a questo tipo di credito. Il termine, in particolare il prefisso “sub-“, fa riferimento alle condizioni inferiori a quelle ottimali del prime loan, considerando il maggior grado di rischio, del rapporto di obbligazione.

La tipologia subprime comprende un’ampia varietà di strumenti di credito, quali i mutui subprime, i prestiti d’auto subprime, le carte di credito subprime.

Un’attività subprime si qualifica prevalentemente per lo stato della parte debitrice. Un mutuo subprime è, per definizione, un mutuo concesso ad un soggetto che non poteva avere accesso ad un tasso più favorevole nel mercato del credito. I debitori subprime hanno tipicamente un basso punteggio di credito e storie creditizie fatte di inadempienze, pignoramenti fallimenti e ritardi. Poiché i debitori subprime vengono considerati ad alto rischio di insolvenza, i prestiti subprime hanno tipicamente condizioni meno favorevoli delle altre tipologie di credito. Queste condizioni includono tassi di interesse, parcelle e premi più elevati.

  • SVALUTAZIONE

In economia, la riduzione del valore della moneta di un paese in relazione a una prefissata parità, che può essere espressa in termini di valuta di altri paesi o di oro. La s. esprime quindi una variazione del tasso di cambio della moneta di un paese, cioè del suo prezzo nei confronti di altre monete: aumenta la quantità di moneta svalutata occorrente per acquistare una unità di moneta estera.

La s. non va confusa con l’inflazione: l’inflazione è, infatti, un aumento del livello medio generale dei prezzi (diminuzione del valore interno della moneta) mentre la s. è la decisione delle autorità monetarie di ridurre la parità, cioè di diminuire il valore esterno della moneta. La s. si può verificare in situazioni eccezionali in presenza di un sistema di cambi fissi ma aggiustabili, mentre in un sistema di cambi flessibili o fluttuanti si parla impropriamente di s. per indicare gli interventi delle autorità monetarie volti a stabilire la diminuzione del cambio, per es., allo scopo di far fronte a un deficit della bilancia dei pagamenti. In questo caso però, in assenza di precise parità valutarie prefissate, è più corretto parlare di deprezzamento (o di apprezzamento se ci si riferisce ad aumenti del cambio).

In base al Sistema monetario internazionale stabilito dagli accordi di Bretton Woods (1944) e rimasto in vigore fino al 1973, che indicava dei valori fissi per le parità, la s., se utilizzata in casi straordinari, era considerata una efficace misura di riequilibrio della bilancia dei pagamenti. Secondo la teoria tradizionale, infatti, la s. della moneta di un paese avrebbe comportato la riduzione dei prezzi dei beni esportati in moneta estera rendendoli più competitivi sul mercato internazionale. Il conseguente aumento delle esportazioni, in presenza di elasticità della domanda dei beni esportati e importati e dei rispettivi prezzi, avrebbe favorito l’afflusso di valuta estera, il riaggiustamento del cambio e il riequilibrio della bilancia dei pagamenti. In realtà, nei sistemi economici e monetari contemporanei, poiché è difficile che si verifichino tali condizioni di elasticità, e poiché le variabili che intervengono sui mercati internazionali sono molto più numerose, la s. si può rivelare efficace soltanto in determinate condizioni, legate sia agli aspetti interni sia a quelli esterni dell’economia di un paese, per particolari obiettivi e se applicata insieme ad altri strumenti di politica economica.

Si parla di s. mascherata quando vengono applicate misure di politica economica che provocano effetti analoghi a quelli della s., per es., in termini di perdita di potere d’acquisto della moneta.

  • TASSO D’INTERESSE

In economia, il tasso (o saggio) di interesse effettivo rappresenta la misura dell’interesse su un prestito e l’importo della remunerazione spettante al prestatore.

Viene espresso come una percentuale per un dato periodo di tempo e indica quanta parte della somma prestata debba essere corrisposta come interesse al termine del tempo considerato o, da un altro punto di vista, indica il costo del denaro. Il debitore, infatti, ricevendo una somma di denaro, si impegna a pagare una somma superiore a quella ricevuta. La differenza costituisce l’interesse, che viene solitamente calcolato in percentuale sulla somma prestata. Tale percentuale costituisce il tasso di interesse. Il tasso d’interesse è variabile anche in funzione della moneta di riferimento, del rischio connesso alla solvibilità del debitore e della lunghezza del periodo di riferimento.

Oltre che dalla percentuale, i tassi d’interesse sono caratterizzati dal cosiddetto regime di capitalizzazione degli interessi, che può essere semplice o composto. Se la durata del prestito è superiore al periodo di tempo per cui l’interesse viene conteggiato, si parla di tasso di interesse composto, perché vengono conteggiati nel calcolo dell’interesse finale anche gli interessi parziali già maturati per ogni periodo.

  • TITOLO DI DEBITO

In finanza i titoli di debito sono dei titoli che vengono emessi da soggetti (detti debitori) che hanno bisogno di finanziamenti ovvero liquidità di denaro; questi titoli vengono a loro volta sottoscritti, cioè acquistati da risparmiatori (i creditori). Tale prestito da parte di questi ultimi avviene in un tempo stabilito, concordato tra i creditori, proprietari del titolo, e i debitori, cioè coloro che, appunto, hanno bisogno di liquidità di denaro. Alla scadenza del tempo, il debitore deve rimborsare al creditore oltre al capitale ricevuto anche un interesse.

  • TITOLO DI STATO

I titoli di Stato sono obbligazioni emesse periodicamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per conto dello Stato con lo scopo di finanziare il proprio debito pubblico. I diritti di credito incorporati nel titolo possono essere corrisposti al sottoscrittore del prestito sia mediante lo scarto di emissione (ossia la differenza tra il valore nominale e il prezzo di emissione o di acquisto), sia mediante il pagamento di cedole (fisse o variabili) durante la vita del titolo. Alla scadenza dell’obbligazione lo Stato rimborsa il capitale iniziale .

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze emette sul mercato cinque categorie di titoli di Stato, ciascuno con diverse caratteristiche in termini di scadenza, rendimento e modalità di pagamento degli interessi dovuti:

– Buoni Ordinari del Tesoro (BOT): titoli a breve termine, della durata di 3, 6 e 12 mesi, privi di cedole, il cui rendimento è dato dallo scarto di emissione.

– Certificati di Credito del Tesoro (CCT): titoli della durata di 7 anni e cedole variabili semestrali, legate al tasso Euribor a 6 mesi più una maggiorazione.

– Certificati del Tesoro Zero Coupon (CTZ): titoli della durata di 24 mesi, privi di cedole.

– Buoni del Tesoro Poliennali (BTP): titoli della durata di 3, 5, 10, 15 e 30 anni, con cedole fisse semestrali.

– Buoni del Tesoro Poliennali indicizzati all’Inflazione Europea (BTP€i): titoli della durata di 5 e 10 anni, nei quali sia il capitale rimborsato a scadenza, sia le cedole semestrali sono rivalutati in base all’andamento dell’inflazione europea, misurato dall’Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo (IAPC) nella Zona euro con esclusione del tabacco, calcolato mensilmente da Eurostat. Questi titoli garantiscono una protezione contro l’aumento dei prezzi in Europa.

Annunci
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

NON PIU' CHICCHI DI MAIS (Per un mondo migliore...)

Economia, Finanza, Politica Monetaria, Modern Money Theory, Crisi Economico-Finanziaria

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: