Il caso Argentina

Argentina: una seria sfida all’Euro ed all’ortodossia economica – Prima Parte

Seeking Alpha riassume dei  recenti studi sull’andamento dell’economia Argentina nell’ultimo decennio,  che ha sfidato le leggi dell’omodossia economica, e nello stesso tempo rappresenta un faro nel mare in tempesta dell’euro.
L’America Latina fa parte della nuova economia mondiale emergente, e in effetti, paesi come il Cile ( dall’agenda economica neo-liberista) e più recentemente il Brasile (con un’economia di mercato più sociale e redistributiva), hanno rubato le luci della ribalta con le loro performance economiche stellari. Tuttavia, l’economia di gran lunga a più rapida crescita del decennio,  effettivamente è stata un’altra,   l’Argentina.
Dopo la schiacciante vittoria di Cristina Fernandez de Kirchner, è istruttivo fare il punto su quanto è successo all’economia Argentina negli ultimi dieci anni. Per molti versi si tratta di un notevole caso di studio, tanto da chiedersi seriamente se l’Argentina abbia sfidato le leggi dell’economia ortodossa. La risposta sembra essere un clamoroso sì, ma  per quanto tempo ancora sarà in grado di farlo è una questione che resta aperta.
L’Argentina funziona anche come una sorta di faro per i paesi periferici della zona euro, che sono stufi di dover deflazionare le loro economie.


Dopo che l’ancoraggio al dollaro USA è diventato insostenibile, l’Argentina ha dichiarato default su $ 95 miliardi del suo debito, e ha lasciato fluttuare la sua valuta (che in breve ha perso i 2/3 del suo valore). L’abbandono del legame con il dollaro USA ha lasciato molti Argentini con i risparmi a zero, in quanto non sono riusciti a portarli fuori dalle banche in tempo (nel sistema conosciuto come il “corralito”).

Ora, guardiamo alla rinascita della fenice Argentina dalla crisi.

Velocità di recupero; Rogoff e Reinhart
In ogni modo, è stata una grave crisi finanziaria. In effetti, prima della crisi finanziaria del 2008, quella Argentina era generalmente considerata come ‘la madre’ di tutte le crisi finanziarie, almeno dalla grande depressione.
Nel lavoro dei noti economisti Kenneth Rogoff and Carmen Reinhart, “This Time is Different: Eight Centuries of Financial Folly” , gli autori sostengono che i recuperi dalle crisi finanziarie sono più prolungati rispetto ai recuperi da vari tipi di recessioni interne (causate dal ciclo economico). L’eccesso di debito è un meccanismo importante.
Ciò che è degno di nota nella ripresa Argentina è che è cominciata solo un trimestre dopo i gravi eventi del dicembre 2001. La contrazione nel 1° trimestre 2002 è stata del 5%, ma la ripresa è iniziata nel 2° trimestre, nonostante molte persone avessero perso la maggior parte dei loro risparmi.
Il PIL reale dell’Argentina ha raggiunto il suo livello pre-recessione dopo tre anni di crescita, nel primo trimestre del 2005 [Weisbrot et. al.]
Queste sono, beh, cifre molto invidiabili, se le si confronta con le implosioni economiche di Grecia, Irlanda, Portogallo. In effetti, col tempo l’esempio dell’Argentina potrebbe benissimo diventare irresistibile per uno o più di questi paesi, se le loro economie continueranno ad avvitarsi nella recessione.
Niente Washington Consensus
La seguente citazione da un recente articolo di Bloomberg, descrive forse una politica economica market friendly?
Fernandez, 58 anni, dal suo insediamento nel 2007, ha sfruttato le riserve delle banche centrali per pagare il debito e stabilizzare il peso, ha nazionalizzato la Aerolineas Argentinas SA e ha multato gli economisti che mettevano in discussione i rapporti ufficiali sull’inflazione,. Ha inoltre messo dei limiti sui prezzi dei servizi, portando Reading, il BG Group Plc con sede in Gran Bretagna, e la Francese GDF Suez, a lasciare il paese. Metrogas SA, il più grande distributore di gas naturale dell’Argentina, ha presentato istanza di fallimento. [Bloomberg]
E questa citazione non è affatto esaustiva. La Heritage Foundation classifica l’Argentina al 138° posto al mondo come economia di libero mercato. E’ istruttivo leggere quello che è scritto a proposito di questa classificazione:
La recente crescita è stata trainata principalmente dal settore agricolo e dalle esportazioni di prodotti agricoli. La forza della ripresa economica, tuttavia, può essere fermata dalle politiche espansive fiscali e monetarie del governo. [Heritage Foundation]
Qui di seguito verrà dimostrato che entrambe le affermazioni sono completamente sbagliate. Se andate a leggere l’intero articolo Heritage, relativo alla classificazione, sembra che stiano descrivendo una sorta di terra economica desolata, non un’economia che è cresciuta più del doppio del Brasile negli ultimi dieci anni.
L’economia Argentina è cresciuta del 94 per cento negli anni 2002-2011, usando le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI) per la fine di quest’anno. Questa è la crescita più rapida nell’emisfero occidentale in questo periodo, e tra i più alti tassi di crescita nel mondo. Il paragone con le economie limitrofe è favorevole all’Argentina, anche se queste sono comunemente viste come casi di discreto successo, come il Brasile, che ha avuto meno della metà della crescita nello stesso periodo. [Weisbrot et. al.]
Si è spesso sostenuto (come la Heritage Foundation sopra) che questo è avvenuto per le rampanti esportazioni di materie prime, ma un esame più attento mostra che non è questo il caso. Infatti:
Si può notare che il ruolo delle esportazioni non è molto grande durante l’espansione 2002-2008. Ha un picco a 1,8 punti percentuali del PIL nel 2005 e 2010, ed equivale a 7,6 punti percentuali cumulativi, ovvero a circa il 12 per cento della crescita durante l’espansione. La storia delle esportazioni nette è ancora peggiore, con le esportazioni nette (esportazioni meno importazioni) che nel periodo mostrano un contributo negativo cumulato. [Weisbrot et. al.]
Potrebbe essere che le impennate dei prezzi delle materie prime da esportazione (fagioli di soia!) abbia mascherato il contributo delle esportazioni, invece no:
le esportazioni di prodotti agricoli, come percentuale del PIL, sono leggermente diminuite dal 5,0 per cento del PIL al 4,7 per cento, scendendo al livello più basso del 3,4 per cento nel 2006 – ancora una volta, i valori sono misurati in dollari, così che riflettono i forti aumenti dei prezzi delle materie prime dal 2005 al 2008. Quindi, le esportazioni agricole chiaramente non stanno guidando la crescita, e in realtà sono troppo basse in percentuale al PIL per avere qualcosa di simile al tipo di impatto che è spesso loro attribuito. [Weisbrot et. al.]
Prima di passare al punto da dove in realtà sia originata la crescita, vediamo prima altri due elementi degni di nota.
Settore finanziario
Il ruolo delle istituzioni finanziarie è stato notevolmente ridotto in conseguenza del corralito. La fiducia nelle banche è ancora piuttosto bassa, i mutui stanno riapparendo solo di recente (le case sono comprate e vendute in contanti!). Ecco la Heritage Foundation sul settore finanziario:
Il governo Argentino ha un notevole controllo sulle attività finanziarie. La più grande banca Argentina è di proprietà dello Stato e in alcune zone è l’unica istituzione finanziaria. Dal default e dalla crisi bancaria del 2001-2002, la regolamentazione e la vigilanza sono diventate più prudenziali. Il settore bancario è cresciuto più rapidamente dell’economia globale dal 2005, ma sta lottando per riconquistare la fiducia e la stabilità. Controlli sui capitali restano in vigore. La borsa è attiva e oltre 100 aziende sono quotate, ma la base degli investitori è ristretta. I fondi pensione privati sono stati nazionalizzati nel 2008. A metà del 2010, il governo ha previsto un processo di ristrutturazione del debito per i privati titolari di obbligazioni in default, a cui hanno partecipato i due terzi degli obbligazionisti privati. [Heritage Foundation]
Questa opinione è avvalorata da:
Un ampio segmento della popolazione rimane escluso dal settore finanziario formale. Anche se la maggioranza degli Argentini vive nelle aree urbane, dove gli sportelli bancari sono molto concentrati, i clienti a basso reddito non sfruttano appieno la loro presenza. Ciò è dovuto in parte ai bassi livelli di fiducia nelle banche, che si traducono in una grande economia informale, basata sul cash. [CGAP – pdf]
Tuttavia, un settore finanziario piuttosto piccolo e regolamentato non sembra essere incompatibile con un rapido sviluppo economico.
Capitale internazionale
A causa del default e del problema persistente con una minoranza di creditori (che si è rifiutata di accettare l’accordo di ristrutturazione nel 2005), l’Argentina ha avuto un accesso limitato ai mercati dei capitali internazionali, e limitati flussi di IDE (investimenti diretti esteri, ndt), in media solo l’1,7% del PIL nel corso degli ultimi otto anni.
Eppure l’economia ha continuato a prosperare. Questo, beh, è notevole. Naturalmente, non sappiamo come sarebbe andata l’economia se ci fossero stati flussi significativi di investimenti esteri diretti e/o di capitale finanziario straniero. Gli investimenti diretti, in particolare, portano nuovo capitale, idee, pratiche di gestione e simili, e possono essere un motore importante della crescita economica (viene in mente l’Irlanda).
Ma a quanto pare è possibile, almeno per un decennio o giù di lì, snobbare i mercati obbligazionari internazionali, ed essere un ambiente abbastanza ostile alle imprese straniere, e tuttavia pagare poco in termini di conseguenze economiche. L’ostilità verso le società estere è stata dimostrata ancora una volta martedì:
L’Argentina ha ordinato alle compagnie petrolifere, del gas e minerarie, come Xstrata Plc, di rimpatriare tutti i redditi futuri delle esportazioni, mentre il governo si sforza di arginare la fuga accelerata dei capitali dalla seconda più grande economia del Sud America. Il Presidente Cristina Fernandez de Kirchner, come prima mossa da quando ha vinto la rielezione il 23 ottobre 2002, ha modificato un decreto del 2002 che impone alle società come la Repsol YPF SA, Total SA, Petroleo Brasileiro SA e la Pan American Energy LLC di mantenere almeno il 30 per cento delle loro da esportazione nel paese. [Bloomberg]

Argentina: una seria sfida all’Euro ed all’ortodossia economica – Parte Seconda

Seeking Alpha  sull’Argentina dell’ultimo decennio,  caso da manuale contro le leggi dell’omodossia economica,  faro nel mare in tempesta dell’euro.  Seconda parte: da dove ha origine la crescita?
Da dove arriva tutta questa crescita?
La ripresa è trainata da consumi e investimenti (formazione di capitale fisso), che rappresentano 45,4 e 26,4 punti percentuali di crescita, rispettivamente. [Weisbrot et.al. CEPR]
Occupazione
Come c’è da aspettarsi, con una tale rapida crescita economica l’occupazione è andata piuttosto bene:
L’occupazione è scesa dal 52 per cento nel 1992 a meno della metà nel 1997, per risalire brevemente ad oltre il 50 per cento nel 1998 e scendere al 46 per cento nel 2001. Entro l’inizio del 2010, era risalita al 55,7 per cento, il livello più alto mai registrato. Questo non solo per le donne che entrano nella forza lavoro; anche l’occupazione maschile è al di sopra del livello del 1992, al 87,7 per cento. [Weisbrot et.al. CEPR]

Quel che Weisbrot e compagnia non menzionano è come lo Stato è stato coinvolto nella creazione di posti di lavoro subito dopo la crisi del 2002, attraverso il piano cosiddetto ‘Jefes de Hogar’ (Capi famiglia) :
Proprio come il New Deal negli anni ’30, il piano Jefes stato stabilito e reso funzionante in pochi mesi. Nel gennaio 2002, il programma di lavoro è stato approvato come misura di emergenza e cinque mesi più tardi si è cominciato a mettere 500.000 persone al lavoro. Dodici mesi dopo, aveva impiegato 2 milioni di persone, ovvero il 13% della forza lavoro. Il programma offriva un lavoro part-time, a salario minimo nel settore pubblico a qualsiasi capo di famiglia disoccupato disposto a lavorare in un progetto comunitario. Il costo del piano Jefes è stato inferiore all’1% del PIL. [P. Tcherneva]
Che cosa ha realizzato, bene:
Nel giro di pochi mesi, l’Argentina aveva organizzato progetti a livello federale, statale e locale. Tra questi grandi investimenti infrastrutturali e iniziative di riciclaggio, di irrigazione e progetti di rinnovamento del suolo, assistenza sanitaria e centri diurni, pasti e rifugi per i senzatetto, biblioteche pubbliche e programmi ricreativi, agricoltura di sussistenza e programmi di assistenza agli anziani, centri contro la violenza in famiglia, e molte altre cose. I posti di lavoro nel settore pubblico hanno prodotto occupazione, reddito, qualificazione e istruzione per i partecipanti. [P. Tcherneva]
E’ stato diminuito poi gradualmente, come la crisi rientrava (per uno studio più dettagliato del piano Jefes vedere qui). A quanto pare, la Banca Mondiale ha classificato il programma come un successo:
Secondo la Banca Mondiale (si veda ad esempio World Report della Banca No: 23710-AR), il programma ha avuto molto successo nel realizzare una serie di obiettivi. In primo luogo, la spesa del programma è stata ben mirata nel suo obiettivo – le famiglie povere con bambini. In secondo luogo, il programma ha fornito dei servizi necessari e piccoli progetti infrastrutturali in piccole comunità povere, e la maggior parte dei progetti sono stati completati e resi operativi. In terzo luogo, il programma ha un aumento il reddito delle famiglie povere, anche se non le ha messe al di sopra della soglia di povertà (questo non è sorprendente, a causa del basso reddito mensile previsto dal programma). [Wray and Tcherneva, University of Missouri-Kansas City]
Lo sviluppo sociale
Su numerosi indicatori sociali, l’Argentina ha visto miglioramenti piuttosto notevoli. La povertà è diminuita di oltre due terzi rispetto al picco (quasi metà della popolazione nel 2001). Le statistiche sanitarie sono migliorate (la mortalità infantile è diminuita della metà, ecc.) La disuguaglianza di reddito è diminuita drasticamente.
Nel 2001, quelli del 95° percentile ricevevano 32 volte il reddito di quelli del 5 ° percentile. Per l’inizio del 2010, questo dato è diminuito di quasi la metà, a 17 volte. Forse ancora più importante, questo cambiamento è dovuto in gran parte per un miglioramento del reddito tra i poveri, e non solo per una diminuzione del reddito tra i ricchi. [Weisbrot et.al. CEPR]
Ruolo dello Stato
Il ruolo dello Stato nell’economia è aumentato notevolmente. Le entrate sono aumentate dal 15% del PIL nel 2002 al 23,4% del PIL nel 2009, triplicando in termini reali (mentre il PIL si è quasi raddoppiato). La spesa per la sicurezza sociale è aumentata dal 5,5% al 7,5% del PIL, e il sostegno a diversi settori dell’economia dallo 0,43% al 4,1% del PIL nello stesso periodo.
Come si può leggere sulla pagina di Heritage Foundation, in Argentina lo Stato svolge un ruolo importante e un po’ arbitrario nell’economia. Il governo ha fatto a suo piacimento, proponendo forti tasse sulle esportazioni agricole, razziando le riserve delle banche centrali, nazionalizzando il sistema pensionistico, prendendo per il naso il FMI e i detentori internazionali di obbligazioni, ecc. E non è affatto un regime favorevole al mercato.
Ci sono state accuse diffuse sul favore del governo verso alcuni interessi commerciali a scapito di alcuni altri (c’è una grande ostilità in atto con il Gruppo Clarin, il più grande gruppo mediatico del paese, per esempio).
Occorrono maggiori ricerche, ma la riduzione delle grandi disparità di reddito sembrano essere in larga misura il prodotto dell’intervento statale (politiche sociali e simili). L’Argentina costituisce un esempio di politiche redistributive espansive?  Dato che il successo economico è stata guidato soprattutto da un ampliamento del mercato interno, vediamo qualche altra interpretazione possibile dei dati.
Inflazione
La più grande sventura economica è l’aumento dell’inflazione, anche se una piaga ancor più grande è forse che le cifre ufficiali sono ampiamente considerate fuori strada. I dati ufficiali indicano un tasso di inflazione intorno al 10%, ma le stime del settore privato la danno al 25%. Tuttavia, come la Corea del Sud negli anni ’60 e ’70, e oggi il Vietnam, questo non sembra incompatibile con la rapida crescita economica.
Sostenibilità 
Le recenti misure menzionate in questo articolo di Bloomberg hanno lo scopo di arginare la fuga diffusa dei capitali, stimata in 3 miliardi di dollari al mese. Non è un segno di fiducia nell’economia, e la causa principale è l’elevato tasso di inflazione. Un’altra obiezione possibile è che, nonostante il boom economico, è stato fatto troppo poco per espandere la base produttiva dell’economia. Il sistema dell’istruzione, una volta il migliore dell’America Latina, non è stato migliorato a sufficienza.
Quindi è difficile capire se il percorso scelto dall’Argentina è sostenibile. Il prossimo anno, è prevista una crescita nettamente inferiore (anche se ancora un ammirevole + 4%). Non abbiamo la sfera di cristallo, ma crediamo che l’Argentina abbia bisogno di più investimenti privati e di un miglioramento nel sistema di istruzione,  e di  istituzioni più trasparenti.
Detto questo, l’ultimo decennio è stato a dir poco stupefacente. L’Argentina è stata quasi un caso da manuale contro l’ortodossia economica, dato che ha goduto di una crescita economica che è stata di gran lunga la più rapida in America Latina, e che rivaleggia con quella della Cina. Alcune osservazioni per finire:
1. La ripresa economica è stata rapida, nonostante l’opinione ampiamente diffusa che, come sostengono Rogoff Reinhart, una grande crisi finanziaria è seguita da una grande crisi economica
2. Lo sviluppo economico, contrariamente alla credenza diffusa, è stato in gran parte determinato dalla espansione del mercato interno (e non dalle esportazioni). È l’Argentina un caso di successo di espansione della domanda interna?
3. Non compiacere i mercati obbligazionari e non attrarre gli investimenti diretti non è incompatibile con una forte crescita economica (ma per quanto tempo?)
4. L’inflazione non è necessariamente un ostacolo per la crescita (ma, ancora una volta, per quanto tempo?)
5. E’ possibile ridurre la povertà e la disuguaglianza di un considerevole ammontare, e questo non è incompatibile con una rapida crescita economica.
6. Lo stato può agire come un importante agente di sviluppo economico.
7. Il ruolo notevolmente diminuito delle banche e dei flussi internazionali di capitale non sono necessariamente un ostacolo alla crescita economica.
In realtà siamo piuttosto scioccati dall’esempio Argentino, e dal boom del paese, che sembra smentire i principi fondamentali della nostra formazione economica, ed è per questo che siamo ancora molto scettici su quanto tempo potrà ancora durare. Ma un decennio è già un periodo abbastanza lungo, non possiamo chiudere gli occhi davanti a questo fatto di base.
E forse dovremmo anche chiederci per quanto tempo paesi come la Grecia e il Portogallo possono mantenere gli occhi chiusi davanti a questo notevole esperimento economico.
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Pubblicato daCarmen the Sister
  1. aprile 15, 2012 alle 12:18 pm

    Vorrei segnalare questa mia traduzione di un interessante articolo di Randall Wray sul caso argentino:
    http://www.marcomessina.it/2012/03/mmt-e-il-caso-argentino/

  2. aprile 16, 2012 alle 4:38 pm

    Grazie Marco,
    ho aggiunto l’articolo nella sezione “Lezioni MMT – Approfondimenti”.

    Complimenti per il tuo blog, massima collaborazione per tutto! A presto…

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