Sui recenti bilanci settoriali U.S.A.: Goldilocks, il crollo globale e la tempesta finanziaria perfetta

Nel blog precedente, abbiamo fatto un po’di lavoro pesante. Lo avrete trovato piuttosto noioso, a meno che non siate nerd di economia o di contabilità. Questa settimana ci prendiamo una piccola pausa dalla contabilità pura e applichiamo ciò che abbiamo imparato ad un esempio del mondo reale. Ormai, i lettori storici sono piuttosto familiari con l’approccio di NEP alla CFG (crisi finanziaria globale). Rivisitiamo l’economia clintoniana di Goldilocks per trovare i semi della CFG, partendo dalla nostra prospettiva dei bilanci settoriali.

Per essere chiari, ciò che segue utilizza la nostra identità dei bilanci settoriali più alcuni dati del mondo reale per fornire un’interpretazione delle cause del crollo. Come sempre, le interpretazioni sono soggette a disaccordo. Le identità e dati non lo sono. (Naturalmente, voi potete fondare le vostre analisi su altre identità ed altri dati.) La settimana prossima ritorneremo ancora un po’ alla contabilità.

Nel 2002 scrissi un articolo annunciando che le forze erano allineate per produrre la tempesta finanziaria perfetta. (Noto che recentemente alcuni analisti—tra i quali Nouriel Roubini—hanno adottato questa espressione.)Ciò di cui stavo parlando era una crisi di bilancio a livello statale e amministrativo locale. Avevo riconosciuto che l’economia di allora era in una bolla, guidata da ciò che io percepivo essere un’insostenibile spesa a deficit del settore privato—che dal 1996 spese più delle sue entrate. Come sappiamo, lo dissi troppo presto—il settore privato continuò a spendere più delle sue entrate fino al 2006. L’economia poi crollò—una vittima degli eccessi. Ciò che non avevo capito dieci anni fa era solamente quanto fosse divenuta depravata Wall Street. Tenne in essere la bolla del debito attraverso tutti i tipi di frode del prestatore; e noi ne stiamo vivendo le conseguenze.

Comunque, vale la pena di tornare al cosiddetto periodo “Goldilocks” (dalla metà fino alla fine degli anni ’90, detto un periodo “proprio giusto”, con crescita sufficientemente forte da tenere la disoccupazione bassa, ma non così rapida da causare inflazione) per vedere dove gli economisti e i responsabili politici si sbagliarono. Come notai in un articolo precedente,

E’ ironico che il 29 Giugno 1999 il Wall Street Journal abbia mandato due lunghi articoli, uno che esultava perché il surplus del governo avrebbe spazzato via il debito pubblico e incrementato i risparmi nazionali—e nell’altro ci si grattava la testa chiedendosi perché i privati fossero andati in rosso. C’era un grafico che mostrava i risparmi personali e i deficit/surplus governativi la cui didascalia proclamava “Come il governo risparmia, la gente spende”.(La prima pagina del Wall Street Journal è riprodotta sotto). Quasi nessuno allora (o da allora!) riconobbe la necessaria relazione che esiste tra questi due fatti, implicata dai bilanci aggregati. Dal rallentamento economico che iniziò alla fine del 2000, il bilancio del governo si rovesciò verso un deficit che raggiunse il 3.5% del PIL l’ultimo trimestre, mentre il bilancio finanziario del settore privato migliorò fino a raggiungere un deficit dell’1% del PIL. Fintanto che il deficit della bilancia commerciale rimane nell’intervallo tra il 4 e il 5% del PIL, un surplus del settore privato non può essere ottenuto senza che il deficit del bilancio federale salga oltre il 5% del PIL (come vedremo tra un momento, lo stato e le amministrazioni locali continuarono ad andare in surplus di bilancio, incrementando la quantità di deficit federale necessaria). In recessione il settore privato normalmente va in un surplus di almeno il 3% del PIL; dato il nostro deficit commerciale; ciò implica una crescita del deficit del bilancio federale fino al 7% o più se c’è una profonda recessione alle porte. A questo punto, il Wall Street Journal castiga senza dubbi: “Come la gente risparmia, il governo spende”, chiedendo una politica fiscale più dura per incrementare il risparmio nazionale!

Se guardiamo la sfera internazionale, dovremmo notare che la crescita Goldilocks USA non era unica nel suo genere. I bilanci pubblici in molte nazioni OCSE si sono stretti considerevolmente nell’ultimo decennio—almeno in parte a causa dei tentativi di allinearli con il Washington Consensus (e, per Eurlandia, con i dettami dei parametri di Maastricht). (Il Giappone, naturalmente, si distingue come l’eccezione lampante—ha registrato grandi surplus di bilancio alla fine degli anni 1980 prima di collassare in una recessione prolungata che ha spazzato via le entrate statali e che ha portato un disavanzo pubblico di circa il 9% del PIL.
Le strette sui bilanci pubblici hanno implicato il deterioramento dei bilanci del settore privato.
Fatta eccezione per le nazioni che poterono andare in surplus di commercio, le politiche fiscali più dure nel mondo hanno implicato l’indebolimento dei bilanci del settore privato. Infatti, Canada, il Regno Unito e l’Australia hanno tutte registrato deficit del settore privato a qualche punto verso l’inizio del nuovo millennio. (Fonte: L. Randall Wray, “The Perfect Fiscal Storm” 2002, disponibile a
“http://www.epicoalition.org/docs/perfect_fiscal_storm.htm
)

Ritorniamo a “Goldilocks” e vediamo che lezione possiamo apprendere da “lei”per comprendere il Collasso Finanziario Mondiale che iniziò nel 2007. Come sappiamo ora, le mie proiezioni a breve temine che vedevano la decadenza di Goldilocks in una recessione non erano troppo sbagliate, ma le mie previsioni a medio-termine erano scorrette. Il deficit con Bush crebbe al 5% del PIL, aiutando l’economia a riprendersi. Il settore privato però ritornò a enormi deficit quando la frode del prestatore spinse il boom mercato immobiliare di concerto con il boom dei consumi (finanziato dai mutui sulla partecipazione della casa). Vedete il grafico sotto (grazie a Scott Fullwiler). Notate che abbiamo diviso ogni bilancio settoriale rispetto al PIL (poiché dividendo ogni bilancio per lo stesso numero—il PIL—non cambiamo le relazioni; ma diamo solamente “una scala” ai bilanci). È un modo di dimensionare che useremo spesso nel MMP. Poiché molti dati macroeconomici tendono a crescere con il tempo, dividere per il PIL rende il quadro più chiaro (e anziché trattare con i trilioni di dollari—quanti zeri!—esprimiamo tutto come percentuale della spesa totale).

Questo grafico mostra la “immagine a specchio”: il deficit pubblico dal 1980 fino agli anni di Goldilocks è l’immagine rispecchiata del surplus del settore privato interno più il nostro disavanzo delle partite correnti (mostrato come un numero positivo poiché riflette un saldo positivo del conto dei capitali—il resto del mondo ha un saldo finanziario positivo nei nostri confronti).(Nota: il grafico conferma cosa abbiamo imparato dal Blog#2:la somma dei deficit e dei surplus tra i tre settori deve essere uguale a zero.) Durante gli anni di Clinton, come il bilancio di governo è andato verso il surplus, è stato il deficit del settore privato a fare da immagine specchio al surplus di bilancio più il disavanzo delle partite correnti.

Questa immagine a specchio e ciò che il Wall Street Journal non è riuscito a distinguere—e ciò che nessuno, tranne quelli che seguono l’approccio della Moneta Moderna e i ricercatori del Levy Economic Instute che usano l’approccio dei bilanci settoriali di Wynne Godley, capisce. Dopo il collasso finanziario, il settore privato interno ha iniziato a risparmiare fortemente (che è ciò che fa normalmente in recessione), il deficit delle partite correnti è sceso (perché i consumatori compravano meno importazioni), ed il deficit di bilancio è cresciuto soprattutto perché le entrate fiscali crollarono con la discesa delle vendite interne e dell’impiego.

Sfortunatamente, proprio come i responsabili politici hanno imparato la lezione sbagliata dai surplus di bilancio dell’amministrazione Clinton—pensando che i surplus di bilancio di Clinton fossero un successo mentre erano solo l’altra faccia della spesa a deficit del settore privato—adesso stanno imparando la lezione sbagliata dal crollo globale iniziato nel 2007. Loro sono riusciti a convincersi che tutto è causato dalla dissolutezza del settore governativo. Questo, a sua volta, ha portato ad appelli per tagliare le spese (e, più raramente, per aumentare le tasse) per ridurre i deficit di bilancio in molte nazioni nel mondo (in particolare, negli USA e nel Regno Unito).

La realtà è diversa: gli eccessi di Wall Street hanno portato ad un eccesso di indebitamento del settore privato che ha fatto crollare l’economia e ridotto le entrate fiscali del governo. Ciò ha causato un tremendo aumento dei deficit del governo federale.{Come emettitore di moneta sovrana, il governo federale non deve fare i conti con vincoli di solvibilità (i lettori dovranno prendere temporaneamente per buona questa affermazione—sarà argomento per dei blog MMP a venire).} Comunque, la crisi ha colpito le entrate dello stato e delle amministrazioni locali. Allora loro hanno risposto con tagli alla spesa, licenziamenti di lavoratori, e ricerca di entrate.

La tempesta finanziaria che ha assassinato i bilanci dello stato è la stessa tempesta finanziaria che ha creato i deficit di bilancio mostrati nel grafico sopra. Una economia non può perdere l’8% circa del PIL (a causa di tagli alla spesa delle famiglie, delle aziende e dei governi locali e statali) e più di 8 milioni di posti di lavoro senza avere un impatto negativo sul bilancio dello stato. Le entrate fiscali sono collassate a ritmi mai visti prima. I deficit del governo federale, statale, e locale non scenderanno prima che torni una ripresa robusta—che ponga fine alla tempesta finanziaria perfetta.

Una ripresa robusta ridurrà il deficit di bilancio complessivo del settore statale quando il settore privato ridurrà il suo surplus di bilancio. E’ probabile che in nostro deficit delle partite correnti salirà un po’ quando saremo in ripresa. Se volete ricevere una previsione di come apparirà la nostra “immagine a specchio”nel grafico sopra dopo la ripresa economica, io prevederei che ritorneremo vicini alla nostra media nel lungo periodo: un surplus del settore privato del 2% del PIL, un deficit delle partite correnti del 3% del PIL ed un deficit del governo del 5% del PIL. Nella nostra semplice equazione ciò si esprimerà così:
Bilancio Privato (+2) + Bilancio del Governo (-5) + Bilancio Estero (+3) = 0
Ecco che siamo tornati al concetto di zero!

Traduzione a cura di Niccolò Sgaravatti – http://nsgaravatti.blogspot.it

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