MMT, lezione sulla piramide del debito e dei pagamenti

E’ inutile girarci intorno, la questione monetaria rappresenta oggi il cuore di tutti i problemi riguardanti la crisi economica e finanziaria: una volta compreso a fondo il ruolo del denaro e le metodologie di creazione e distribuzione della moneta, potremo forse dare risposta ad ogni nostra domanda e capire quali soluzioni sono davvero praticabili e quali invece sono inefficaci. In mancanza di questo necessario passaggio di comprensione e consapevolezza, tutti i discorsi sulla crisi e sulle sue possibili soluzioni risulteranno sempre parziali e approssimativi, perché privi della causa scatenante e dell’elemento unificante: la moneta e il debito. Il dilemma principale che attanaglia le economie delle nazioni più sviluppate come quelle dei paesi meno evoluti ruota sempre intorno al curioso ed inquietante modo in cui gli stati cosiddetti democratici e moderni decidono volontariamente di indebitarsi con delle istituzioni private (banche commerciali e banche centrali) per potere spendere una moneta di cui in teoria potrebbero avere già il pieno controllo e la legittimazione politica per crearne e distribuirne presso la popolazione la quantità necessaria, sufficiente, utile a consentire un corretto funzionamento dell’economia.
Perché lo Stato si indebita? Fino a che punto può reggere un’economia fondata sul debito? Non sarebbe più logico lasciare allo Stato il diritto di crearsi la propria moneta, limitando il potere sproporzionato delle banche al normale ruolo di intermediazione del credito presso i privati? In un precedente articolo avevamo visto come il problema spesso puramente linguistico del debito pubblico poteva essere risolto con due semplici operazioni: 1. La banca centrale potrebbe accreditare periodicamente al ministero del tesoro la quantità richiesta di soldi privi di debito da spendere nell’economia, in linea con gli andamenti costantemente monitorati dell’occupazione, dell’inflazione e dello sviluppo sostenibile (politica fiscale); 2. La banca centrale potrebbe continuare ad emettere titoli di stato fruttiferi sempre coperti e rimborsabili per drenare liquidità dai mercati e immettere nuova liquidità secondo le esigenze dei mercati stessi (politica monetaria). Per capire meglio come si potrebbe facilmente arrivare a questi due obiettivi, riprendiamo il percorso di approfondimento della Modern Money Theory MMT, secondo quanto insegnato da uno dei massimi sostenitori della teoria, il professore Randall Wray, sul sito New Economic Perspectives.
Nell’ultima lezione avevamo esaminato la differenza fra la moneta-segno (nominalismo) e la moneta-merce (metallismo) in metallo prezioso, di cui i regimi di cambio fisso gold standard o gold exchange standard costituiscono dei casi particolari. Tramite alcuni esempi storici abbiamo visto che anche la moneta-merce e il gold standard rappresentano una sorta di moneta-segno del governo scolpita nel metallo o indirettamente coperta dall’oro, la quale in entrambi i casi si appoggia sempre sul pagamento delle tasse. Dato che il sovrano aveva la possibilità di svalutare in ogni momento il valore della moneta-merce, quest’ultima rappresentava a tutti gli effetti una forma di fiat money, il cui valore effettivo veniva deciso unilateralmente dal sovrano in base ad una scelta puramente volontaria.
La tradizionale contrapposizione fra  moneta-segno di tipo “fiat money“, senza alcun collaterale di scambio, e moneta-merce di metallo prezioso o coperta da oro, argento o altre materie prime, è in realtà sostanzialmente falsa. Tutti i sistemi monetari moderni (che si utilizzano da almeno 4000 anni, usando un’espressione di Keynes) sono basati sulla moneta di stato in cui il governo o il sovrano sceglievano una particolare unità di conto monetaria e quindi imponeva ai cittadini o ai sudditi di saldare gli obblighi fiscali in quella specifica unità o valuta. In definitiva, ogni stato può decidere di emettere una determinata moneta e di accettarla come forma di pagamento delle tasse.
Le complicazioni sorte con l’avvento delle banche private hanno soltanto invertito il quadro generale, che è sempre stato lo stesso in ogni epoca, dato che le banche si sono appropriate autonomamente del diritto e del privilegio di emettere la moneta nazionale, che viene adesso prestata sia agli stati che ai privati cittadini. Se negli stati che hanno mantenuto una propria sovranità monetaria, il prestito della banca centrale allo stato è soltanto formale e non effettivo, nei casi più esasperati ed estremi come quello dell’eurozona, dove la banca centrale è stata resa autonoma, indipendente e svincolata dai governi nazionali, il prestito improvvisamente è diventato davvero effettivo e il debito viene gravato interamente sulle spalle dei cittadini, con conseguenze disastrose sia dal punto di vista economico che sociale. Nelle democrazie moderne insomma, con varie gradazioni e sfumature e sfruttando la scarsa capacità decisionale e sanzionatoria del popolo, le banche si sono in pratica sostituite all’antica figura del sovrano, potendo ora disporre di un potere immenso.
Tutti coloro che auspicano un ritorno alla moneta-merce o al gold standard per risolvere tutti i problemi, considerando il sistema fiat money come qualcosa di strano o innaturale, devono sapere che nella storia le cose sono andate un po’ diversamente da come immaginano. Ovviamente i governi possono scegliere di legarsi mani e piedi, ancora di più di come lo sono già adesso con le banche, garantendo di convertire la moneta nazionale in una determinata quantità di metallo prezioso o di valuta estera. Tuttavia si tratta di una scelta unicamente politica e non economica, che non ha nulla di “naturale” e riduce notevolmente lo spazio di manovra della politica fiscale ed economica di una nazione. Questa scelta politica non avrebbe nessun effetto migliorativo in economia, perché non coincide affatto con un ritorno ad un passato mitico ed utopico in cui la moneta merce si autoregolamentava con gli altri beni in modo spontaneo e perfetto. In verità, i sistemi di cambio fisso di solito causano maggiori problemi di quelli che risolvono, e sono in genere di breve durata. I sistemi monetari a tasso di cambio fisso a livello internazionale,  come quello basato sulla sterlina inglese o il sistema di Bretton Woods si sono mostrati spesso inaffidabili e insostenibili.
Adesso continuiamo con la nostra analisi del funzionamento del sistema monetario moderno, esaminando le caratteristiche delle passività (IOU, I Owe You, io ti devo) utilizzate come moneta di conto all’interno di uno stato.
IOU denominati in valuta nazionale: il governo
Tutte le attività e le passività finanziarie presenti in una determinata nazione sono denominate nella moneta di conto, scelta dallo stato come valuta nazionale e continuamente rafforzata attraverso il meccanismo della tassazione. Se il tasso di cambio è fluttuante e non rigido, il governo non fa alcuna promessa di convertibilità dei propri pagherò o IOU denominati in valuta nazionale in metallo prezioso, valuta estera o a qualsiasi altra cosa, ma rimane come unica garanzia l’obbligo di accettare questi soldi, in qualsiasi forma essi siano (moneta elettronica, banconote, monete metalliche), per i pagamenti effettuati verso lo stato (per lo più pagamenti fiscali, ma anche ammende e multe). Questa è una promessa necessaria e fondamentale: l’emittente di una qualsiasi cambiale deve sempre garantire di accettare quella stessa cambiale in pagamento. Una volta che il governo si impegna ad accettare le proprie cambiali (i soldi) come forma di pagamento delle imposte, la domanda dei pagherò del governo sarà sempre sostenuta (almeno per la quantità necessaria per il pagamento delle imposte e probabilmente per altri utilizzi di spesa).
D’altra parte, quando il governo promette di convertire su richiesta la valuta nazionale in una certa quantità di valuta estera o metalli preziosi, i titolari delle passività del governo possono in qualsiasi momento esigere la conversione. Questo obbligo del governo potrebbe effettivamente aumentare in alcuni casi l’accettabilità della moneta del governo. Allo stesso tempo, quando il governo si impegna alla conversione su richiesta, deve essere capace di accumulare riserve di valuta estera o metalli preziosi con cui promette di convertire la valuta nazionale. Paradossalmente quindi mentre il governo attraverso questa promessa e garanzia di conversione potrebbe essere in grado di trovare maggiore domanda e disponibilità ad accettare la sua moneta, deve però mettere in conto che allargando la quantità di valuta circolante aumenta il rischio di non essere più in grado di soddisfare le richieste di conversione.
Per questo motivo si crea spesso un controsenso di termini, perché se da un lato il governo è consapevole di poter ampliare la massa monetaria perché più accettabile, dall’altro deve stare attento a limitare l’aumento della valuta circolante a causa della sua stessa convertibilità. Non appena i titolari della moneta nazionale cominciano a dubitare sulla capacità del governo di convertire alla pari la valuta, il gioco è praticamente finito, a meno che il governo non abbia ancora accesso sufficiente alla valuta estera o riserve di metallo prezioso (o attraverso suoi giacimenti, o ricorrendo a prestiti internazionali). Il governo potrebbe quindi andare incontro al default e ogni possibile avvisaglia di fallimento spingerà i titolari e i cittadini a correre agli sportelli per richiedere il cambio, in una spirale praticamente irreversibile. In tal caso, solo una riserva di appoggio del 100% (o accesso illimitato ai finanziamenti internazionali in valuta estera o oro) consentirà al governo di evitare il default.
Ripetiamo che la convertibilità non è necessaria per garantire la domanda di moneta nazionale. Come discusso in precedenza finché il governo è ancora capace di imporre e raccogliere le tasse, può almeno assicurarsi la domanda di valuta nazionale non convertibile per la stessa quantità. Tutto quello che deve fare il governo è essere credibile ed insistere sul fatto che le tasse devono essere pagate in valuta nazionale. Questa promessa di accettare la moneta nazionale per il pagamento delle tasse è sufficiente per creare una richiesta della stessa moneta: le tasse quindi guidano e determinano la forza di una certa valuta nazionale. Quando si crea incertezza sul pagamento delle tasse, fenomeni incontrollabili di evasione ed elusione fiscale, la moneta nazionale potrebbe perdere forza in favore delle valute estere, come accade spesso nei paesi in via di sviluppo.
IOU denominati in valuta nazionale: il settore privato
Allo stesso modo del governo, anche gli emittenti privati di pagherò o IOU promettono di accettare le proprie passività come forma di pagamento. Ad esempio, se una famiglia ha un prestito con la sua banca, può sempre pagare il capitale e l’interesse sul prestito emettendo un assegno o facendo un bonifico da un altro conto verso il conto di deposito presso la banca mutuante. Infatti, tutti i sistemi bancari moderni effettuano un controllo automatico e spesso in tempo reale per consentire la compensazione dei pagamenti fra le varie banche, in modo tale che ogni banca sia obbligata ad accettare assegni o bonifici emessi da tutte le altre banche operanti sul territorio nazionale.
Questo sistema permette a chiunque abbia un debito con qualsiasi banca del paese di utilizzare mezzi di pagamento, assegni, bonifici emessi da una qualsiasi altra banca del paese per rimborsare quel debito. Il sistema di controllo e di compensazione (clearing house o altro) serve quindi a regolare i pagamenti tra le varie banche. Il punto importante è che le banche accettano le proprie passività (assegni, certificati di deposito, bonifici) per effettuare i pagamenti dei debiti dovuti alle banche stesse (ovvero i prestiti inizialmente concessi dalle banche), proprio come i governi accettano le proprie passività (la valuta nazionale) per il pagamento dei debiti dovuti al governo (passività fiscali).
Leveraging (leva finanziaria)
C’è una grande differenza però fra il governo e le banche. Al contrario dei governi che adottano regimi di cambio flessibili, le banche spesso promettono di convertire le loro passività in qualcos’altro. È possibile infatti presentare un assegno alla proprio banca per richiedere una certa quantità di valuta nazionale (operazione che viene normalmente indicata con il termine di “incassare un assegno“) o semplicemente il titolare di un conto di deposito bancario può prelevare contanti presso lo sportello bancomat (ATM). In entrambi i casi, il pagherò o IOU della banca viene convertito in un IOU del governo. Le banche normalmente promettono di rendere queste conversioni su richiesta (nel caso di “depositi a vista“, che sono i normali conti correnti) o dopo un periodo di tempo determinato (ovvero i “depositi di risparmio“, compresi i libretti di risparmio e certificati di depositi, noti come CD, che spesso prevedono delle penali in caso di ritiro anticipato).
Le banche detengono una quantità relativamente piccola di valuta contante nazionale nelle loro riserve per gestire queste richieste di conversione; se le banche hanno bisogno di maggiori riserve di banconote, chiedono alla Banca Centrale di inviare un automezzo di trasporto corazzato, addebitando dello stesso importo il loro conto di riserve presso la Banca Centrale. Le banche in genere tendono a non mantenere a portata di mano quantità elevate di denaro contante e fanno in modo di non averne bisogno nelle normali attività giornaliere. Un’eccessiva quantità di denaro circolante potrebbe aumentare l’interesse dei rapinatori, ma la ragione principale per minimizzare le riserve in custodia diretta risulta l’elevato costo associato al possesso di valuta circolante.
Il costo più evidente sono gli stessi forzieri o sistemi di sicurezza, comprese le guardie armate, tuttavia, il più importante motivo per detenere poco circolante è che le banche non guadagnano profitti sulle riserve di valuta custodite in proprio. Le banche preferiscono di gran lunga concedere prestiti da inserire fra le proprie attività, perché su questi prestiti vengono pagati gli interessi da parte dei debitori. O in alternativa utilizzare le proprie riserve per fare investimenti finanziari lucrosi e convenienti. Per questo motivo, le banche utilizzano un elevato leverage (leva finanziaria) sulle proprie riserve di valuta nazionale, mantenendo una frazione molto piccola del patrimonio in forma di riserve contanti o elettroniche in rapporto alle passività rappresentate dai depositi dei clienti o dalle obbligazioni emesse dalla banca stessa.
Fino a quando solo una piccola percentuale dei depositanti tenta di convertire i depositi in banconote da incassare in un dato giorno, questo non è un problema per la banca. Tuttavia, nel caso in cui un gran numero di depositanti cerca di convertire i depositi nello stesso giorno, la banca sarà costretta a richiedere una grande quantità di banconote circolanti alla Banca Centrale. Questo è il motivo principale per cui la Banca Centrale si configura come prestatore di ultima istanza per tutte le banche private, dato che deve essere sempre pronta a fornire riserve valutarie a qualsiasi banca privata per far fronte ad un’eventuale corsa allo sportello (bank run).
In un tale intervento, la Banca Centrale presta i propri IOU, banconote o riserve elettroniche, in cambio degli IOU delle banche, che possono essere certificati di deposito, obbligazioni bancarie, titoli di stato o qualsiasi altro collaterale ammesso dalla Banca Centrale. La banca ottiene un credito di riserve dalla Banca Centrale (un’attività o un asset per la banca) e la banca centrale entra in possesso di un IOU della banca che diventa una sua attività o asset. Quando un cliente ritira i contanti dalla banca o fa un bonifico, viene addebitato della stessa quantità il conto di riserve della banca presso la Banca Centrale e il conto di deposito del cliente presso la banca. I soldi detenuti dal depositante sul suo conto corrente sono quindi delle passività della Banca Centrale nei suoi confronti, compensate a sua volta dalle passività della banca nei confronti della Banca Centrale.
Adesso analizziamo nel dettaglio come le banche effettuano la compensazione dei pagamenti fra di loro, utilizzando le riserve della Banca Centrale. Questo processo porta anche ad una definizione più completa della cosiddetta “Piramide del Debito“: nelle economie moderne che si avvalgono dello strumento del leverage delle passività, è infatti prassi comune per tutte le controparti che si trovano nella parte bassa della piramide rendere convertibili le proprie passività o IOU in passività o IOU di controparti che si trovano nei livelli superiori della Piramide del Debito. In definitiva però, procedendo a ritroso dal basso verso l’alto tutte le strade portano sempre alla Banca Centrale, che si trova al vertice ultimo della piramide.
Clearing o compensazione dei pagamenti bancari
Le banche compensano e regolano i propri pagamenti incrociati con le altre banche attraverso gli IOU del governo e specificatamente della Banca Centrale ed è per questo motivo che sono obbligate a mantenere a portata di mano nei propri forzieri banconote di valuta nazionale o più spesso riserve elettroniche nei conti di deposito presso la Banca Centrale. Inoltre, le banche hanno accesso ad ulteriori riserve in tutti casi in cui dovrebbero averne bisogno, sia attraverso il prestito da altre banche (chiamato mercato interbancario overnight: negli Stati Uniti viene indicato più specificatamente come fed funds market), o tramite prestiti diretti da parte della Banca Centrale.
Tutti i moderni sistemi finanziari hanno sviluppato procedure che assicurano alle banche di poter ottenere banconote di valuta nazionale e riserve elettroniche nella misura necessaria per compensare tutti i pagamenti incrociati con le altre banche ed evadere le richieste dei clienti depositanti. Quando una prima banca nazionale riceve un assegno o un bonifico proveniente da una seconda banca nazionale, chiede alla Banca Centrale di addebitare il conto di riserve della seconda banca e di accreditare della stessa quantità il suo conto di riserve. Questi processi di compensazione vengono gestiti oggi in modo automatico ed elettronico. Si noti che mentre le attività della seconda banca nazionale rappresentata dal suo conto di riserve presso la Banca Centrale vengono ridotte di quella determinata quantità, le sue passività nei confronti del cliente, ovvero il conto deposito o conto corrente, verrà ridotto dello stesso importo. Allo stesso modo, quando un depositante usa il bancomat per prelevare banconote contanti, le attività della banca (riserve di liquidità) vengono ridotte e le sue passività nei confronti del depositante (il conto di deposito) vengono ridotte della stessa quantità, in modo che ci sia sempre un saldo di equilibrio fra queste due operazioni.
Altre imprese commerciali utilizzano le passività della banca per la compensazione dei propri pagamenti. Ad esempio, l’impresa di vendita al dettaglio riceve in genere prodotti dai grossisti, sulla base di una promessa di pagamento dopo un periodo di tempo specificato (di solito la dilazione è di 30 giorni). I grossisti custodiscono questi pagherò, cambiali o ricevute bancarie fino alla fine del periodo, quando i rivenditori saranno costretti a pagare  i grossisti con un assegno o un bonifico elettronico dal proprio conto di deposito bancario a quello del grossista. A questo punto, i pagherò del rivenditore mantenuti dai grossisti vengono distrutti.
In alternativa, il grossista potrebbe non essere disposto ad aspettare fino alla fine del periodo di pagamento. In questo caso, il grossista può vendere i pagherò del rivenditore a prezzo scontato (ovvero ottenendo un importo inferiore rispetto a quello che il rivenditore promette di pagare alla fine del periodo). Lo sconto è in altri termini l’interesse passivo che il grossista è disposto a pagare alle banche o ad alti istituti finanziari per ottenere i fondi prima di quanto promesso dal rivenditore.
Di solito, è appunto un’istituzione finanziaria a comprare questi IOU delle imprese commerciali applicando un certo interesse, chiamato appunto “sconto” della cambiale e da questo viene anche il termine discount window (finestra di sconto) concesso dalla Banca Centrale alle banche private, dato che la Federal Reserve degli Stati Uniti è disposta a comprare questi certificati o cambiali delle imprese commerciale applicando un determinato sconto per venire incontro alle richieste di liquidità delle banche. In questo caso, il rivenditore pagherà il titolare di questi IOU (che sarà forse un istituto finanziario o la stessa Fed) alla fine del periodo, che avrà così guadagnato un interesse (la differenza tra l’importo pagato per compare la cambiale o IOU e l’importo pagato dal rivenditore per estinguere quella stessa cambiale o IOU). Ancora una volta, l’IOU del rivenditore viene annullato consegnando una passività della banca (il titolare della cambiale del rivenditore riceve un accredito sul proprio conto bancario).
La Piramide del Debito
Le passività finanziarie private presenti in un determinato sistema economico non sono tutte denominate in moneta di conto del governo, ma in ultima istanza, possono essere sempre convertibili in valuta del governo.
Come abbiamo visto in precedenza, le banche in modo esplicito promettono di convertire le loro passività in valuta nazionale nei confronti dei depositanti (sia immediatamente in caso dei depositi a vista e prelievi al bancomat o con un certo ritardo nel caso di depositi di risparmio a tempo). Altre aziende commerciali private utilizzano nella maggior parte dei casi delle passività della banca per compensare e regolare i propri pagamenti. In sostanza, ciò significa che le aziende promettono di convertire le loro passività in passività della banca, pagando tramite assegni posticipati o bonifici in una data specificata (o rispettando le altre condizioni o clausole riportate nel contratto). Per questo motivo, le aziende devono avere propri depositi o assicurarsi un qualche accesso ai depositi bancari per effettuare i pagamenti.
Le cose possono diventare ancora più complesse rispetto a questo visto prima, perché oltre alle banche esiste in effetti una vasta gamma di istituzioni finanziarie (e anche istituzioni non finanziarie che offrono però servizi finanziari) che possono fornire servizi di pagamento ai loro clienti. Queste istituzioni possono effettuare pagamenti per conto di altre aziende, utilizzando una particolare rete di compensazione che unisce queste “istituzioni finanziarie non bancarie” (chiamate anche “shadow banks”, “banche ombra”), le quali a loro volta si appoggiano alle passività delle banche. Infine come abbiamo visto le banche compensano i propri pagamenti ed estinguono le proprie passività tramite le passività del governo.
Potremmo quindi immaginare una piramide con “sei gradi di separazione” (ad ogni strato o livello corrisponde un determinato rapporto di leva finanziaria) tra ogni creditore e debitore coinvolto nella liquidazione e compensazione dei pagamenti.
Questa Piramide del Debito presenta vari livelli o stratificazioni a secondo del loro grado di separazione o distanza dalla Banca Centrale, che si trova al vertice della piramide. Partendo dalla base, troviamo nello strato più basso le passività che le famiglie detengono nei confronti di altre famiglie, poi salendo di un livello ci sono le imprese impegnate nella produzione,  quindi le banche e le altre istituzioni finanziarie. Il punto importante è che ogni controparte di un determinato livello compensa, cancella ed estingue le proprie passività utilizzando le passività emesse da quelle che si trovano ad livello più elevato nella Piramide del Debito (di solito istituzioni finanziarie).
Il successivo strato dopo la base costituita dalle famiglie è rappresentato dalle passività delle imprese impegnate nella produzione, che sono detenute per lo più da istituzioni finanziarie che si trovano ad un livello superiore della piramide (anche se in alcuni casi queste passività sono possedute direttamente dalle famiglie e da altre imprese di produzione), e che per lo più vengono estinte e pagate utilizzando le passività emesse dalle istituzioni finanziarie.
Nel livello immediatamente successivo troviamo le istituzioni finanziarie non bancarie, che a loro volta compensano i pagamenti usando le passività delle banche che si trovano nello strato più elevato della piramide. Appena sotto il vertice della piramide, troviamo quindi le banche che utilizzano le passività del governo per compensazione dei pagamenti. Infine, il governo poco sopra, che nelle nazioni sovrane si trova allo stesso livello della Banca Centrale, occupa il vertice più alto nella piramide, dato che nei casi in cui la valuta nazionale non garantisce la convertibilità in altra valuta straniera o metallo prezioso non esiste alcuna passività di grado superiore.
La forma della piramide è molto istruttiva per due motivi. In primo luogo, c’è una disposizione gerarchica in base alla quale le passività emesse da quelli che si trovano nei livelli più elevati della piramide sono generalmente strumenti di pagamento più universalmente accettabili e garantiti. Per ovvie ragioni ciò è dovuto alla maggiore capacità di credito delle controparti che si trovano nella parte alta della piramide (le passività del governo come abbiamo detto più volte sono prive dal rischio di credito, mentre quando ci muoviamo dall’alto verso il basso della piramide attraverso le passività della banca, le passività delle imprese non finanziarie e commerciali fino ad arrivare alle passività delle famiglie, il rischio tende generalmente a salire, anche se questa regola non è sempre valida e costante nel tempo).
In secondo luogo, le passività di ogni livello in genere sfruttano le passività dei livelli più alti. In questo senso, l’intera piramide si basa sul concetto di leva finanziaria progressiva dall’alto verso il basso rispetto ad una determinata quantità relativamente piccola di passività emesse del governo, che essendo irredimibili e non più convertibili non possono più subire alcun processo di moltiplicazione o leveraggio. In genere, nei casi di economie finanziariamente sviluppate, ci sono molto più tipologie e quantità di passività nella parte inferiore della piramide rispetto alla parte alta.
Inoltre, in tutti quei casi in cui un livello della piramide decide di restringere o contrarre le forme di pagamento messe a disposizione al livello immediatamente sotto, assisteremo a fenomeni di recessione o contrazione economica nel suo complesso, perché non tutti gli scambi fra le controparti del mercato saranno ora possibili e coperti finanziariamente. E’ quello che sta accadendo oggi con la contrazione del credito bancario o “credit crunch”, che riduce le possibilità di investimento e impedisce alle aziende di svolgere correttamente le loro attività commerciali con le altre aziende dello stesso livello o con le famiglie. Questo è un problema che investe oggi tutta l’economia, perché se non si trova presto una soluzione alla catena di indebitamento che coinvolge tutti i livelli della piramide sarà difficile superare la fase recessiva dell’economia (ecco per quale motivo si ritiene necessario un intervento dello stato direttamente nell’economia, perché dato che le sue passività non producono debito e sono irredimibili, si può dare un impulso positivo a tutto il mercato senza aumentare la quantità di debito cumulato).
In conclusione bisogna notare che nel caso di una valuta convertibile, la moneta del governo non si trova al vertice della piramide. Dal momento che il governo promette di convertire la valuta nazionale su richiesta e a un tasso di cambio fisso in qualcos’altro  (oro o moneta straniera), questo “qualcos’altro” rappresenta ora il vertice della piramide. Le conseguenze di questa scelta politica le conosciamo già: il governo deve mantenere sempre una riserva sufficiente o quantomeno avere un costante accesso alla cosa in cui promette di convertire la sua moneta. Come vedremo successivamente nelle prossime lezioni, questa scelta politica può condizionare la capacità del governo di utilizzare criteri, strumenti o leve fiscali per raggiungere alcuni obiettivi di politica economica e sociale come la piena occupazione ed un solido sviluppo sostenibile.
In particolare, nella prossima lezione esamineremo lo strano caso dell’eurozona, che impedendo ai singoli governi di accedere ai finanziamenti diretti da parte della Banca Centrale ha trasformato quella che un tempo era la valuta nazionale in una vera e propria valuta straniera, di cui il governo non ha più alcun controllo o disponibilità. In pratica il governo dal vertice della piramide è stato declassato fino al quarto livello al pari di una normale azienda commerciale, mentre ai primi livelli della piramide vengono adesso posizionati nell’ordine la Banca Centrale, le banche private e le istituzioni finanziarie non bancarie.

Quello dell’eurozona è il più grande esperimento finanziario e sociale che il mondo abbia mai provato nella storia, nel tentativo di sovvertire ciò che l’economista Charles Goodhart ha definito la regola “una nazione, una valuta“. Gli stati membri dell’Unione monetaria europea hanno rinunciato alla propria moneta sovrana di stato per adottare l’euro, seguendo una scelta politica che non ha alcun fondamento economico. Nel passato ci sono stati altri esperimenti simili, anche se di dimensioni molto inferiori e di solito a carattere provvisorio, come misure d’emergenza di breve durata. Mentre nel caso di Eurolandia abbiamo assistito al suicidio permanente di nazioni sviluppate, ricche, forti e ragionevolmente sane che hanno abbandonato volontariamente la loro moneta sovrana in favore dell’euro. L’esperimento ovviamente non è andato bene. Per non dire altro.

Fonte: http://tempesta-perfetta.blogspot.it/

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